Recensione: Speciale Violante
Speciale
Violante
Struttura
del
romanzo
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| Ultima copertina del romanzo. Edizione Arnoldo Mondadori Milano. |
“Speciale Violante” è un romanzo dell’autrice italiana Bianca Pitzorno, e fa parte di una mini-saga che comprende due romanzi. Questo appunto, ed il suo seguito: “Principessa Laurentina”.
Questi due particolari manoscritti sono stati concepiti dall’autrice per un target a partire dai 12 anni di età fino ai 16 anni circa.
Il primo personalmente lo vedo adatto ad un pubblico tra i 12 e 14 anni, in quanto le tre protagoniste del romanzo sono tredicenni ed hanno appena terminato la seconda media.
Il romanzo segue la logica del narratore onnisciente che conosce tutti i pensieri dei personaggi principali.
Le protagoniste del libro sono Barbara Lulli, la sua migliore amica Valentina Prada e la sua seconda migliore amica Vittoria Intimari.
Barbara almeno in teoria, sarebbe la protagonista principale della storia, in quanto è quella che ci viene descritta più approfonditamente. Inoltre il narratore onnisciente segue principalmente il suo flusso di pensieri.
Tuttavia la presenza di Valentina e Vittoria è talmente forte e talmente interdipendente da quella di Barbara, che porta tranquillamente il lettore a vederle come protagoniste alla pari della vicenda.
Il romanzo è diviso in tre parti, con capitoli di numero variabile e racconta un periodo temporale che copre circa due mesi, ossia Giugno e Luglio.
Infatti la trama verte sulle tranquille vacanze estive delle tre amiche che vengono letteralmente SCONVOLTE dall’arrivo di una troupe televisiva.
Questa è venuta nel paesino alpino di Dorgo per girare alcune puntate di una ben nota telenovela chiamata “L’orfana di Merignac”.
Lo sceneggiato ha per protagonista una famosissima ragazzina prodigio chiamata Scintilla Luz, nel ruolo della protagonista: la contessina Violante di Merignac.
A far letteralmente girare la testa a tutto il paese sarà soprattutto il fatto che suddetta telenovela è praticamente in onda 24h su 24h.
La serie infatti viene trasmessa ogni giorno su TeleTibì, letteralmente l’unico canale che prende il segnale a Dorgo. Il programma è di fatto una rimessa in onda chiamata “Speciale Violante estate”.
Il libro pertanto oltre a seguire la logica del narratore onnisciente, ha anche delle parti scritte in corsivo dove si parla degli accadimenti della telenovela, visto che viene letteralmente trasmessa ovunque e dovunque nel paesino montanaro.
Troviamo anche delle parti scritte con un font più piccolo, usato per delle lettere indirizzate da Barbara alla madre (sono due in tutto) più una che Valentina e Vittoria scriveranno a Barbara (nel finale).
Come avrete senz’altro capito, è un romanzo ambientato nei primi anni novanta. Non abbiamo quindi né cellulari, né smartphone, né computer, tablet o wi fi.
Le
tre
inseparabili
Barbara, Valentina e Vittoria sono le tre protagoniste assolute di questa storia. Tutta ruota attorno al loro mondo, alle loro percezioni ed ai loro sentimenti.
Barbara
è sicuramente quella più importante, dato che comunque in qualche modo, è il personaggio principale.
Ha tredici anni e tutte le estati si reca a Dorgo dalla vicina città di Alaria, dove di fatto vive. Alaria pare disti a ventitré km da Dorgo. In questo minuscolo centro abitato che pare si trovi sulle Alpi (suppongo quelle trentine) vivono suo nonno Giorgio Lulli e la prozia Elvira Lulli vedova Golino (è la sorella del nonno).
Barbara sin dalla nascita ha sempre trascorso tutte le estati a Dorgo in compagnia del padre Alessio Lulli, la madre Marcella Navarra ed il fratello maggiore Claudio.
Ma in questa particolare estate le cose per lei sono cambiate. Infatti Barbara va a Dorgo solo con il padre. Infatti i genitori si sono separati da circa un anno (il padre è andato via di casa) e Claudio che non ha mai accettato la separazione, fa di tutto per evitare il padre. Pertanto ha deciso di trascorrere le vacanze altrove, facendo solo una breve tappa dalla madre a Nizza.
Barbara invece alla lunga aveva finito col perdonare il genitore.
Scopriamo inoltre che la madre ha un nuovo compagno ed è andata a trascorrere con lui le vacanze a Nizza, tuttavia ha obbligato la figlia a scriverle ogni settimana.
Marcella si rifiuta di telefonare in casa Lulli perché non vuole più sentire l’ex marito.
In questo manoscritto avremo un rapporto madre-figlia esclusivamente per lettera, ma appare da subito evidente come la signora Navarra sia una donna veramente pesante, autoritaria e molto difficile da sopportare; inoltre non sembra, da quel poco che si evince, che apprezzi più di tanto la figlia.
Barbara in effetti è una ragazza molto difficile. È solitaria, elitaria, selettiva. Ha un talento notevole nell’arte scrittoria, è capace d’inventare storie pazzesche, completamente diverse dalle altre. Infatti ad Alaria è la prima della classe. Il nonno la vede come una promettente scrittrice, ma lei vorrebbe fare l’archeologa o l’avventuriera. Un lavoro emozionante insomma.
Ha un rapporto simbiotico solo con Valentina e Vittoria, che ritiene le uniche degne del suo affetto e della sua compagnia. Ha una venerazione totale per l’aspetto fisico di Vittoria. È affascinata dalle persone con una vastissima cultura, con una mente ricca, e una profondità intellettuale non indifferente.
Detesta tutto ciò che è mediocrità e banalità. Ovviamente questo le causa rapporti difficili con il resto del mondo, che lei tendenzialmente cerca di ignorare. Scopriamo nel libro che ha anche un gran talento nel disegno, ma un po’ trascurato.
Odia la tv, le telenovelas e ritiene sciocchi coloro che le guardano.
Tuttavia l’arrivo della troupe televisiva a Dorgo la affascinerà oltre ogni limite, per il semplice fatto che adora poter vedere dal vivo come si realizza uno sceneggiato televisivo.
Per puro caso riuscirà a diventare l’aiutante del trovarobe Carmine, entrando così nel magico (ma dal vivo neanche tanto) mondo dell’orfana di Merignac.
Per chi ha letto le mie precedenti recensioni su “Ascolta il mio cuore” e “Diana, Cupìdo ed il Commendatore”:
Non ho potuto fare a meno di notare una straordinaria somiglianza del personaggio di Barbara con quelli di Prisca Puntoni e Diana Serra.
Barbara ha un background familiare molto simile a quello di Diana, solo che qui il padre è vivo e il nonno non ha un carattere da bottegaio arricchito, anche se vi è comunque un attaccamento fortissimo verso la nipote;
una madre che non la comprende ma di cui è spesso succube e che guarda caso ha un cognome “spagnoleggiante” come quello di Astrid Martinez nonché il medesimo carattere;
il precoce talento nella scrittura di Prisca, il carattere tendenzialmente sarcastico di Prisca, l’indole intellettuale e meditabonda di entrambe;
un fratello maggiore tendenzialmente assente come quello di Prisca, nonché una futura sorellastra con cui avrà un rapporto di amore/odio come quello di Diana con Zelia (ma questo lo vedremo nel romanzo successivo);
Un patrigno aristocratico come quello di Diana, ma almeno non ladro e scansafatiche (lo vedremo meglio nel prossimo romanzo).
Un patrigno aristocratico come quello di Diana, ma almeno non ladro e scansafatiche (lo vedremo meglio nel prossimo romanzo).
Valentina
è l’amica numero uno di Barbara, ed ha 13 anni. Le due si conoscono dai tempi dell’asilo e non si sono mai più separate. Fa volontariato, legge libri difficili, è brava a scuola.
Ha un carattere estremamente forte: volitiva, autoritaria e molto determinata. È capace di prendere l’iniziativa in ogni cosa ed è quella con il carattere più focoso e battagliero.
Vive con i genitori, ma litiga spesso con la madre perché la signora Prada non accetta che la figlia si trinceri dietro l’esclusività del suo rapporto con Barbara e Vittoria. Vorrebbe che la figlia riuscisse ad interagire con altre coetanee. La stessa cosa che Marcella rimprovera a Barbara.
Valentina nutre un immenso orgoglio ed una profondissima ammirazione nei confronti di Barbara. Vede nel suo intelletto, nel suo io interiore, nella sua intelligenza un indice di bellezza assoluta. Ai suoi occhi Barbara è di un’unicità sorprendente, che lei non può fare a meno di idolatrare.
Valentina ha un fratellino di sei anni, Stefano ed una sorellina di tre anni, Roberta. Valentina è sempre molto protettiva e sollecita verso di loro.
È l’unica delle tre amiche a guardare la telenovela “L’orfana di Merignac” ma solo perché come sostiene lei, una volta che cominci non riesci più a smettere.
Fra le tre è quella con più senso pratico. Sa cucire ed è molto brava nei lavori manuali.
Per chi ha letto le mie precedenti recensioni su “Ascolta il mio cuore” e “Diana, Cupìdo ed il Commendatore”:
Valentina ricorda molto Rosalba Cardano, specie nel carattere. Coraggiosa, impulsiva a tratti sfacciata. Estremamente pratica e molto dotata nelle situazioni che richiedono una lucida organizzazione. Inoltre proprio come Rosalba, ha uno spirito d’iniziativa che le altre non possiedono.
Vittoria
è la new entry del gruppo. Ha conosciuto Barbara e Valentina in prima media, infatti la ragazzina si era appena trasferita da Barcellona.
Si guadagna da subito l’odio di Valentina perché riesce a diventare (temporaneamente) la più brava della classe superando Barbara. Inoltre è un anno più piccola rispetto alle altre due.
Le tre all’inizio si odiano e quando la cosa degenera in una sonora zuffa, vengono sospese.
Al ritorno, non si sa bene per quale motivo, le tre diventano amicissime. Vittoria viene inglobata nella cellula Barbara/Valentina.
Vittoria viene da un’antica famiglia aristocratica spagnola ma se ne vergogna come un cane. Detesta sentirsi diversa dagli altri. Il suo vero nome infatti è Marchesa Vittoria Diamante Gerolama Gugliemina Intimari degli Anceschi di Roccaventosa.
Viene definita con disprezzo dalla nonna “Filippo Egalitè” in onore del nobile che durante la rivoluzione francese rinnegò le proprie origini e passò dalla parte del popolo.
È una bella ragazzina, mora, occhi scuri, abbronzata. Nel romanzo viene costantemente sottolineata la sua particolare bocca gonfia come un frutto estivo (o come quella di un neonato) e gli zigomi particolarmente pronunciati.
Tuttavia adora Valentina che ritiene bellissima solo per il fatto che sembra la più grande e matura. Ha un temperamento rilassato, pacifico, ma anche molto malinconico. Delle tre è ancora quella più bambina, infatti non ha ancora compiuto 13 anni.
Vittoria vive il complesso dell’essere l’unica femmina della famiglia. Suo padre è il primo di quattro fratelli ed i suoi tre zii han solo figli maschi. Lei stessa ha due fratelli maggiori e due minori.
Gli Intimari sono una famiglia molto elitaria, riservata, odiano la confusione. Il che è abbastanza paradossale dato che in casa loro c’è sempre una bolgia infernale con tutti quei ragazzetti di ogni età.
Vittoria all’interno della propria famiglia finisce sempre per essere completamente oscurata dai fratelli e dai cugini. I genitori spesso la ignorano, ma si ricordano sempre di lei per rimproverarla, o per farle fare da baby sitter.
Quando giunge la troupe televisiva a Dorgo, la famiglia Intimari vorrà addirittura fare causa al comune, poiché non tollera che la loro quiete venga guastata dai “Telenovellari” così definiti con disprezzo dalla signora Intimari.
Si vede chiaramente che sono nobili data la loro tendenza a trattare tutti con sufficienza. Soprattutto la nonna di Vittoria che esige di essere chiamata da chiunque “Marchesa Intimari”.
Non segue “L’orfana di Merignac” ma adora come Valentina le racconta ogni puntata.
Per chi ha letto le mie precedenti recensioni su “Ascolta il mio cuore” e “Diana, Cupìdo ed il Commendatore”:
Vittoria invece ha una somiglianza notevole con Elisa Maffei. Quella più evidente è l’appartenenza ad un’aristocratica famiglia spagnola, solo che Elisa l’aveva da parte di madre, mentre Vittoria da parte di padre.
Segue la presenza infinita di zii e parenti (solo che a Vittoria son d’impaccio e non di aiuto) e la nonna aristocratica che tratta con sufficienza tutto e tutti mi ricorda molto Lucrezia Gardenigo, la nonna di Elisa.
Inoltre Vittoria ed Elisa han praticamente lo stesso carattere: timide, poco guerrafondaie, accomodanti, fanno facilmente presa sui ragazzi (lo vedremo anche nel seguito) e sono le più carine nel proprio gruppo di amiche.
Infine entrambe hanno avuto nelle rispettive storie, temporanee esperienze come ragazzine di spettacolo.
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| Una delle tante copertine del romanzo |
Il
meraviglioso
mondo
di
Dorgo
Arroccato sulle pendici del monte Donzella, a ventitré km da Alaria e ben trecento da Milano, il paesino di Dorgo è l’idea più vicina a quella che un comune mortale ha del Paradiso Terrestre.
Il paese non ha comodità moderne ed è antichissimo. Per potervi accedere bisogna affrontare una strada in salita con ben 317 tornanti, uno dietro l’altro. Insomma l’ideale per chi, come Barbara, soffre il mal d’auto.
Il paese vanta dei luoghi davvero pittoreschi che nel romanzo vengono accuratamente descritti; il che mi porta a pensare che questo posto esista davvero anche se non sono riuscita a trovarlo.
Altipiani sconfinati pieni di capre brucanti, pareti rocciose da arrampicate tali da far venire la lingua di fuori, strade e stradine totalmente scoscese. Particolarmente degni di nota sono il laghetto vicino al torrente Tron, il Palazzo della Luna e i Giardini di Allah.
Per arrivare al laghetto del torrente Tron, bisogna affrontare un’arrampicata molto difficile e solo per esperti. L’acqua inoltre scende dal ghiacciaio e solo i veri esperti sono abbastanza motivati da farci il bagno.
Il Palazzo della Luna è il sogno più frequente nelle più sfrenate fantasie di Barbara. È un palazzo antichissimo, con struttura ed arredi risalenti al settecento.
Deve il suo nome alla meridiana posta all’ingresso. Ha un parco sconfinato e venticinque stanze. Il proprietario vive all’estero e l'edificio viene molto poco curato.
Barbara adora quel luogo proprio per l’atmosfera magica e misteriosa che emana. Il suo desiderio è quello di poterselo comprare.
I giardini di Allah sono un luogo battezzato così da Barbara, Vittoria e Valentina. È un posto segretissimo che conoscono solo loro tre. Lo scoprono per caso, durante una difficoltosa arrampicata. Arrivarci è estremamente pericoloso se non si ha una perfetta conoscenza del luogo ed esperienza in arrampicate.
I giardini di Allah sono una distesa pianeggiante dove al centro vi scorre un piccolo affluente del Tron, il quale è costeggiato in ambo i lati, da meli selvatici.
I meli intersecano i loro rami formando una specie di galleria verde, molto pittoresca. Le tre amiche si recano in questo luogo (quasi sacro per loro) nei momenti di profonda crisi.
Poi abbiamo il paesino vero e proprio, con tutti i suoi pittoreschi abitanti: I poveri signori Bruzzi proprietari dell’unico cavallo del paese; La Gina, proprietaria dell’unico negozio di alimentari; Giuseppina la postina; Don Pierino il parroco del paese.
Abbiamo anche la mitica signorina Lilietta Pancaldi insegnante di greco e latino al liceo classico di Alaria. È una cinquantenne attempatella sempre vestita con nastri, volant e pizzi.
Infine abbiamo la Carlina che affitta sempre la propria casa ai turisti. Infatti ogni anno affitta una casa ad una famiglia tedesca, gli Holtpultzen, ma affitterà pure la sua stessa dimora anche alla diva Scintilla Luz, con agente ed istitutrice.
A proposito degli Holtpultzen. Sono una famiglia di tre persone: padre, madre e figlio di sedici anni. Il ragazzo si chiama Wolf ed è un abile violinista (studia al conservatorio) ed organista. Wolf è il ragazzo più bello del posto e da sempre le tre amiche non desiderano altro che conoscerlo, visto che sta sempre per conto suo.
Finalmente per caso, ci riusciranno. Sinceramente? È un personaggio che se noi lettori non lo vedevamo proprio era meglio. Si rivelerà un ragazzo fascinoso, ma ambiguo. Il classico finto bravo ragazzo, abile solo a fare da soprammobile nel contesto narrativo. Inutile.
All’inizio Wolf piange per la ex tedesca Silke, poi sembra cercare l’attenzione di Vittoria ma senza esporsi direttamente.
Infine quando in città arriva l’attrice Scintilla Luz ovviamente finirà per correrle dietro come tutti, per poi rimanerci male quando lei riparte da un giorno all’altro senza nemmeno salutarlo.
Subito dopo cercherà di nuovo l’amicizia di Vittoria e delle altre due compari.
Se non altro è stata una rappresentazione molto realistica del modo di ragionare dei teenagers. Dieci punti all’autrice.
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| Una delle copertine del romanzo |
I
Telenovellari
È la troupe televisiva arrivata a Dorgo per girare alcune puntate della nuova serie dell'orfana di Merignac.
Nonostante lavorino in Spagna e l’emittente televisiva che li paga sia spagnola, sono tutti italiani. Anche se alcuni si son creati l’alter ego spagnolo.
Barbara conosce per primo Carmine il trovarobe, che la introduce nel “giro”.
Poi incontra Alfonso l’impresario, un uomo servile con i potenti ed odioso verso la troupe, specialmente gli attori. Avrà una litigata selvaggia con la madre di Valentina.
Poi abbiamo l’inseparabile duo composto da Giancarlo il regista ed Ettore lo sceneggiatore, odiatissimi da Carmine per avere l’orrendo vizio di cambiare il copione la notte prima per il giorno dopo.
Ettore in particolare suscita l’ammirazione e l’indignazione delle tre amiche per come riesca a “fregare” il sistema.
Ettore infatti (che ha due lauree) è un uomo molto colto, dall’ottima memoria e conosce quasi tutti i libri che esistono. Senza bisogno d’inventare tira fuori dalle storie che ha letto, la battuta, la vicenda, la situazione che serve per continuare con la telenovela che dura ormai da trecento puntate.
A volte scopiazza pure i nomi, presi palesemente da altri libri. Ettore sostiene che il loro pubblico è già tanto se sfoglia qualche rotocalco a settimana quando va dal parrucchiere, quindi mai e poi mai noterebbero la differenza.
Se uno degli attori si fa male, s’inventa una storia da rappresentare che giustifichi lo stato fisico dell’attore.
Tra gli attori abbiamo il 25enne Louisito che seduce l’insegnante Lilietta Pancaldi e stringe una temporanea amicizia con Wolf. Oppure Sabina Battiferri che è sposata con l’elettricista della troupe, Paco. L’attrice che interpreta la contessa di Merignac avrà una brevissima liasòn con il padre di Barbara, guadagnandosi l’eterno odio della ragazza.
Tutto questo provocherà non poco sconvolgimento nelle teste degli anziani del paesello, che faranno sempre molta fatica a scindere il personaggio dall’attore che lo interpreta.
Primeggia tra tutti la diva Scintilla Luz ma di lei ne parleremo approfonditamente dopo.
Tra le cose squisitamente interessanti di questo libro è proprio il venir catapultati all’interno dell’ingranaggio televisivo. Infatti scopriremo come di fatto sia un mondo non proprio rose e fiori.
Gente frettolosa, isterica, urlante, interessata unicamente ai soldi, senza riferimenti, senza affetti.
Notiamo da parte loro un neanche troppo velato atteggiamento di palese superiorità nei confronti delle persone comuni.
Come se in virtù del proprio mestiere si sentissero superiori agli altri, e quindi privi della più elementare forma di educazione e cortesia.
Quando Marcella Navarra viene a sapere tramite lettera che la figlia è entrata in quel mondo sia pur indirettamente,arriverà a minacciare la figlia di contattare l’avvocato per toglierla al padre, in quanto secondo lei non è un ambiente sano, a nessun livello.
Ironia della sorte, Barbara verrà scelta per interpretare nella puntata finale la vera contessina di Merignac, perciò sarà costretta ad inventarsi col padre di aver ricevuto il permesso dalla madre.
Ad ogni modo Barbara per motivi personali che capirete leggendo, non potrà più ricoprire il ruolo e l’inganno non verrà mai scoperto.
Valentina verrà scelta per far da controfigura a Scintilla e riceverà subito il permesso, proprio perché la signora Prada vuol far capire alla figlia che brutto mondo sia quello.
Vittoria invece dovrà prendere il posto di Barbara per interpretare appunto la vera contessina di Merignac. Riceverà subito il permesso dai genitori, e questi da veri nobili quali sono, pretenderanno ed otterranno un compenso più alto di quello che volevano dare a Barbara.
Vittoria si rivelerà estremamente telegenica tanto che vorranno farle qualche provino. Lei risponderà subitamente che da grande vuole fare il medico, e non l’attrice.
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| Una delle copertine del romanzo |
L’orfana
di
Merignac
Assunta Melillo alias Scintilla Luz, è la stella del programma “L’orfana di Merignac”. È una bimba prodigio che è stata scoperta all’età di sette anni dal suo futuro agente, Ugo e dallo sceneggiatore Ettore.
Assunta è la figlia di una sarta del mondo dello spettacolo.
La sua è una famiglia tendenzialmente povera e senza gradi prospettive. Tuttavia la bambina dimostra da subito una bellezza incredibile ed un talento recitativo totalmente inaspettato. Da qui il successo.
Per lanciarla, Ettore decide d’inventare apposta per lei il nome Scintilla Luz dato che la bambina (biondissima) vestita di rosso richiamava l’idea del fuoco.
Nel giro di poco tempo inventano apposta per lei la ben ormai nota telenovela che con il tempo la rende ricchissima.
Scintilla è un personaggio che è capace di destare nel lettore antipatia e compassione nello stesso tempo.
Nel libro è palesemente chiaro come sia costantemente circondata da persone che la sfruttano: il suo agente, la sua istitutrice inglese Miss Martel, la sua stessa famiglia che non si prende nemmeno il disturbo di seguirla durante i suoi viaggi di lavoro. Persino i colleghi e capi parlano con lei solo e soltanto di soldi.
Emblematica è una frase di Alfonso l’impresario, quando scopre che Scintilla si è fatta male per una caduta.
Mentre la signora Prada gli rinfaccia che se fossero stati presenti i genitori della ragazza non si sarebbe permesso di urlare in quel modo lui risponderà: “Me lo permetterei eccome! E prenderebbe anche un bel paio di ceffoni, dai suoi cari genitori, per i soldi che gli fa perdere!”.
Scintilla sfrutta le proprie doti recitative, la propria notorietà e soprattutto la propria avvenenza fisica per ottenere tutto quello che vuole. Non dà nessun valore a ciò che la circonda, non dice mai grazie a nessuno. Si comporta sempre come se il degnare qualcuno della propria attenzione fosse un grande onore.
Le piace sedurre tutti i ragazzi che incontra, e più son belli, meglio è.
Crede che con il denaro si possa rimpiazzare sempre tutto, pertanto non conosce il valore simbolico o spirituale delle cose.
Tutti i colleghi della troupe la detestano, visto che fa capricci praticamente su ogni cosa, infatti viene denominata apertamente “La scimmia”. Detesta studiare, ma poiché viene obbligata dal suo agente, si diverte a tormentare la povera Miss Martel, la sua istitutrice.
Tecnicamente non ha voce in capitolo sul proprio personaggio, ma è famosa per impuntarsi talmente tanto, che alla fine ottiene sempre ciò che vuole.
Ha 13 anni ma ed è molto alta per la sua età, infatti sembra una sedicenne. È molto smaliziata, infatti si veste e si comporta da donna adulta. Ha dei bellissimi capelli color miele che sembrano oro fuso. Il viso è molto bello con occhi celesti e fitte lentiggini.
Prende sempre le decisioni di sua iniziativa e non presta attenzione a nessuno. Nel giro di appena un mese riesce a distruggere l’affetto nascente tra Wolf e Vittoria (ma qui la colpa è più di lui che di lei); fa azzoppare (uccidendolo) il povero ronzino dei signori Bruzzi; si scontra su una panchina alla fermata del bus con una macchina presa senza permesso; si procura delle ferite andando a scalare alture senza né le attrezzature né la preparazione; e dulcis in fundo incendia per sempre il Palazzo della Luna.
Barbara non la perdonerà mai per questo.
Quando verrà convocata in America per un nuovo lavoro e pianterà la troupe in asso, non si degnerà di salutare nessuno, spezzando il cuore a quel povero piffero di Wolf. Sta bene.
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| Una copertina del romanzo |
Considerazioni
finali
Questo libro è un perfetto romanzo d’intrattenimento. Fa il suo mestiere, non annoia ed è piacevolmente scorrevole da leggere.
Non ha la profondità intellettuale ed emotiva che vedremo nel suo seguito “Principessa Laurentina”, ma si presta perfettamente allo scopo per cui è stato scritto: intrattenere un pubblico di teenagers, portando sulla scena le classiche problematiche dei ragazzi in età adolescenziale.
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| Una copertina del romanzo |
A livello totalmente personale, mi hanno profondamente affascinata le descrizioni molto dettagliate e minuziose dei luoghi caratteristici di Dorgo, generando in me l’eterno dubbio che questo luogo esista veramente.
Ovviamente il punto di forza sta principalmente nella brillante esposizione e spiegazione del meccanismo televisivo e di cosa c’è dietro.
Il tutto coinvolgendo e divertendo noi spettatori, che siamo totalmente inconsapevoli di essere a nostra volta, osservatori ed ammiratori questa simpaticissima telenovela.
Autore MLG








io sono una ragazza di una scuola secondaria a cui non piace leggere pero per i compiti delle vacanze mi è stato messo nella lista tra i libri a scelta e ho scelto questo perche la mia prof lo ha consigliato come libro per ragazze che amano i romanzi.Questo libro non mi è piaciuto tanto come chi ha fatto la recensione però è stato abbastanza carino
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