Recensione: Caterina la prima moglie
Caterina
la
prima
moglie
la
prima
moglie
Struttura
del
romanzo
“Caterina la prima moglie” è un romanzo storico scritto da una ancora molto giovane (a livello stilistico ed editoriale) autrice Philippa Gregory.
Infatti questo è uno dei suoi libri più datati, insomma tra i più vecchi che ha scritto. In senso assoluto.
Talmente ‘antico' che trovarne oggi una copia da acquistare, è letteralmente impossibile (ve lo dice una che ci ha provato). Totalmente fuori mercato. Per fortuna grazie all'età estremamente vetusta, è facilissimo trovarlo nelle biblioteche pubbliche oppure rinvenire delle sue versioni amatoriali su internet.
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| Copertina italiana del romanzo. Edizione Spearling and Kupfer |
Posso solo sperare che con l'uscita in Italia della serie tv “The spanish princess” ispirata anche a questo libro, ne avremo per diretta conseguenza una sua nuova ristampa aggiornata.
Il titolo originale del manoscritto è “The constant princess”, quindi ‘la principessa costante' o ‘la principessa paziente' se vi piace un'espressione più gergale.
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| Una delle copertine britanniche del romanzo |
In Italia la nostra adattatrice Marina Deppish ha optato per il titolo “Caterina la prima moglie” affinché il pubblico di lettori potesse immediatamente identificare la protagonista con colei che è passata alla storia per essere stata la prima delle sei mogli, di re Enrico VIII d'Inghilterra.
Io personalmente pur riconoscendo la valida motivazione editoriale scelta dalla Deppish (bisognava utilizzare un titolo che desse subito una certa inquadratura ad un potenziale acquirente), non sono d'accordo con quest'adattamento.
Questo titolo è fuorviante e cosa peggiore, svilente.
Fuorviante perché il libro non parla affatto del rapporto matrimoniale che ha legato Caterina a suo marito Enrico VIII (o meglio, ne parla, ma verso la fine del romanzo e molto marginalmente) che invece vedremo molto bene ed approfonditamente nel prossimo romanzo che vi porterò ossia “La maledizione del re”.
Svilente perché questo titolo riduce una delle più grandi donne della storia europea, al suo puro e semplice ruolo di moglie di un uomo divenuto famoso per il fatto di essersi sposato sei volte e per aver causato uno dei tanti scismi con la Chiesa Cattolica Romana.
Di fatto sminuisce completamente tutte le lotte che questa donna ha combattuto; l'esempio che ha dato, cosa ha sopportato e soprattutto il suo intero percorso di vita che andremo effettivamente a leggere in questo libro.
Il romanzo presenta un'impostazione molto semplice ma allo stesso tempo particolarissima, per non dire unica nel suo genere, dato che non troveremo più un libro della medesima autrice strutturato in questo modo.
Il romanzo infatti presenta una divisione in quattro parti (con capitoli di numero variabile), ognuna con un titolo ben preciso: La prima parte ‘Principessa del Galles' che è la più lunga e senza dubbio quella che merita da sola, la lettura del libro; la seconda ‘Principessa in attesa' la più breve; la terza ‘Di nuovo principessa' ed infine la quarta, ‘Caterina regina d'Inghilterra'.
Dopo queste quattro parti abbiamo un breve epilogo finale dove assistiamo ad un pesante salto temporale di circa una quindicina d'anni, dove abbiamo un piccolo assaggio della piega che prenderanno gli eventi futuri per questa donna.
Io personalmente non l'avrei creato questo epilogo, perché tanto ci sono i libri successivi ad esplicare bene il seguito; vabè son scelte.
La narrazione presenta una perfetta coesistenza di ben due narratori contemporaneamente: il primo è la protagonista stessa, Caterina, che narra la propria storia.
Infatti graficamente il libro presenta una distinzione tra le azioni e gli avvenimenti vissuti dalla ragazza scritti con un font normale; mentre le sue riflessioni personali, i suoi pensieri, i suoi dubbi, i suoi timori interiori, sono espressi con il font in corsivo. Questo, per tutto il libro.
Contemporaneamente a Caterina, è presente la figura letteraria del narratore onnisciente che però legge solo, soltanto e solamente, i pensieri di re Enrico VII d'Inghilterra, il suocero della giovane.
Pertanto capite bene come il narratore onnisciente anche se presente, interviene poco nella storia, ma tuttavia di fatto c'è.
Non mi è chiara la presa di posizione di permettere al lettore di leggere solo i pensieri del vecchio re Enrico (e non gli altri personaggi), ma bisogna comunque considerare la struttura ancora molto ‘acerba' della scrittrice. Infatti anche a livello storico abbiamo numerose imperfezioni e licenze poetiche, ma quelle le vedremo meglio nei paragrafi successivi.
Comunque al di là di questo stile molto particolare che ripeto, non troveremo più in nessun altro manoscritto dell'autrice britannica, resta un libro ben scritto, dal linguaggio fluente, scorrevole ma soprattutto dall'impatto decisamente penetrante.
Il
passato
spagnolo
ed
il
futuro
inglese
La protagonista della nostra storia è l'infanta di Spagna Caterina d'Aragona, la più giovane tra i cinque figli dei monarchi spagnoli Ferdinando II d'Aragona ed Isabella I di Castiglia.
Nasce il 16 Dicembre 1485 nel palazzo di Alcalà de Henares in Spagna. Pochi mesi prima, Enrico Tudor aveva vinto la battaglia di Bosworth diventando re Enrico VII.
La bambina è l'ultima figlia dei formidabili sovrani spagnoli ed è cresciuta in un Paese costantemente in guerra. La Spagna era al tempo divisa nei tre regni di Castiglia, Aragona e Navarra e non era nemmeno completamente cristiana. Gran parte del territorio apparteneva ancora ai cosiddetti mori, ossia all'impero musulmano.
Il matrimonio dei genitori di Caterina non solo unificò le corone castigliana ed aragonese, ma portò nel giro di pochi anni a quella che oggi storicamente viene chiamata ‘La reconquista', ossia la cacciata definitiva di tutti i mori dal territorio spagnolo.
All'inizio del libro ci viene mostrata Caterina all'età di 5 anni, durante l'assedio dell'ultimo avamposto musulmano in terra ispanica: il grandioso regno di Granada e la presa del meraviglioso palazzo dell'Alhambra.
Caterina pertanto cresce nel mito di questi fenomenali genitori ma soprattutto nelle potenti aspettative e pretese riposte su di lei, il fratello Giovanni e le tre sorelle maggiori Isabella, Giovanna e Maria.
Il compito delle ragazze nel particolare,
era quello di sposare gli eredi dei principali troni europei affinché potessero proseguire l'opera di cacciata dei musulmani dai loro nuovi Paesi, mantenere l'alleanza con il paese d'origine e soprattutto isolare il nemico giurato degli spagnoli: la Francia.
Caterina infatti a soli 3 anni viene fidanzata con l'erede al trono d'Inghilterra, Arturo Tudor, figlio di re Enrico VII e della regina Elisabetta di York. L'arrivo di Caterina in Spagna ha però un alto prezzo da pagare: l'eliminazione fisica di ogni possibile pretendente al trono inglese.
Per questo re Enrico uccide l'ultimo erede York rimasto in vita, ossia Edward di Warwick, il Teddy che abbiamo già conosciuto nel romanzo “Una principessa per due re”.
Pertanto la piccola infanta viene abituata sin da bambina ad essere definita sempre e comunque ‘La principessa del Galles' e viene incoraggiata dai genitori a scrivere regolarmente al fidanzato Arturo, affinché i due possano imparare a conoscersi anticipatamente.
Nel libro osserviamo una Caterina che ha imparato dai genitori a gestire ed organizzare un esercito militante e che ha ricevuto un'educazione di primissimo livello (insolita persino per una donna di rango dell'epoca) comprendente la conoscenza del latino, del greco, dello spagnolo, del francese e dell'inglese. Quest'ultimo non proprio perfetto. Caterina infatti padroneggiava bene il francese e il latino.
La ragazza viene allevata e preparata con lo scopo di diventare una regina importante ma soprattutto determinante per la futura politica inglese. E Caterina da subito prenderà maledettamente sul serio questo compito.
Tuttavia nel libro la vediamo anche succube del fascino musulmano; dopo la ‘reconquista', Caterina ha modo di osservare da vicino l'impero moro ormai decaduto, e ne intuisce immediatamente il potenziale.
Caterina ama tantissimo la sua terra e sinceramente non da esattamente l'impressione di una persona che vorrebbe andar via.
Infatti nella sua giovane età, ancora non si rende perfettamente conto che una volta partita per l'Inghilterra non sarebbe mai più tornata in Spagna né avrebbe mai più rivisto i suoi genitori e familiari.
Tempo dopo come programmato, la ragazza parte.
Ha solo 15 anni (in pratica ha appena avuto il primo ciclo mensile) e giunge in Inghilterra dopo un viaggio infernale che l'aveva costretta a riparare in un porto sicuro prima di rimettersi in viaggio. Il tempo sarà talmente poco clemente che la ragazzina rischierà di fare naufragio.
Arriva con il suo seguito spagnolo (composto prevalentemente da donne) completamente velata, come esigeva la tradizione spagnola per le fanciulle nubili e porta con sé metà della fantastica dote promessa dai genitori (l'oro delle Americhe) con tanto di meraviglioso corredo d'oro personale.
Scoprirà come il suo nuovo Paese non assomigli neppure lontanamente a quello che ha lasciato:
la gente non si lava e nemmeno usa profumi (lei è abituata a fare il bagno tutti i giorni);
nessuno mangia frutta o verdura fresca;
parlano una lingua che lei comprende a malapena (si era troppo concentrata sul latino);
donne e uomini vivono mescolati (lei era abituata a frequentare solo donne nella vita privata);
tutti ignorano completamente fantastiche scoperte in svariati campi scientifici, come ad esempio quello medico ed idraulico e cosa peggiore di tutte, trova un clima freddo, umido, piovoso che la farà star male spesso e volentieri.
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| Ritratto di Caterina come principessa vedova del Galles |
Nemmeno la sua nuova famiglia la entusiasma: il suocero è un uomo volgare e gretto, ben comandato da una madre acida e ben peggiore di lui. Sua suocera Elisabetta è molto gentile con lei, ma di fatto completamente inutile.
Caterina nel particolare, rimarrà sconvolta dalla conoscenza di questa principessa di diritto, questa potenziale regina regnante come sua madre, ridotta a far da fattrice per i Tudor.
Infine il suo promesso sposo, che all'inizio esteticamente le piace molto, ma poi si rivela un ragazzetto odioso e sbruffone; anche sua cognata la principessa Margherita è ben determinata ad instaurare un rapporto di pesante rivalità (che abbiamo già visto nel romanzo “Tre sorelle tre regine”).
Caterina imparerà nel corso della storia da sola, attraverso mille difficoltà e senza l'amore di nessuno, a diventare sì la regina d'Inghilterra, ma portando sempre la Spagna nel cuore.
Impara ad amare gli inglesi e fare sempre i loro interessi, ma senza mai tradire la terra d'origine.
Lo fa perché nella sua mente vi è l'immutata ed immutabile consapevolezza di essere stata scelta da Dio per questo ruolo; Dio l'ha chiamata ad adempiere questo sacro dovere.
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| Ritratto della Vergine Maria. Il volto di Caterina d'Aragona fu usato come modello. |
Caterina avrà ben poche occasioni di dubitare della sua personale missione, ma basterà davvero poco per farla tornare ad i suoi obiettivi ed alle sue convinzioni.
Resiste alla crudeltà del destino, della morte, della famiglia d'origine e pure della famiglia acquisita con una costanza inattaccabile, semplicemente inscalfibile.
L'intero romanzo è permeato dalle riflessioni di questa ragazza che malgrado il dolore, malgrado la paura, malgrado la profonda solitudine cerca in ogni modo di giocare d'astuzia.
Contemporaneamente tenta di sopravvivere, di farsi amare, di combattere e di sopportare con pazienza e per anni quasi infiniti, il raggiungimento del proprio obiettivo.
Contemporaneamente tenta di sopravvivere, di farsi amare, di combattere e di sopportare con pazienza e per anni quasi infiniti, il raggiungimento del proprio obiettivo.
Sarà una vita intera sacrificata nell'attesa del proprio momento.
Una vita intera al servizio di una grande menzogna, ma ancora di più, di una grande promessa.
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| Caterina regina d'Inghilterra |
Caterina
ed
Arturo
ed
Arturo
La natura del rapporto che legò Caterina d'Aragona al suo primo marito Arturo Tudor principe di Galles, è tutt'oggi un mistero insoluto.
Arturo era circa nove mesi più giovane della sposina e non era quello che solitamente si definisce un ragazzo precoce. Pare che fosse molto schivo, riservato, intellettualmente dotato ma molto timido.
Era (nonostante quello che leggerete circa le opinioni di Enrico VII su di lui nei libri della Gregory) il figlio prediletto di entrambi i genitori; era la rosa dei Tudor e tutti nutrivano grandi aspettative sul suo futuro. Persino il suo nome evocava la grandeur di Camelot .
Il principe era stato allevato ed educato per diventare re e lui aveva sempre preso molto sul serio tale ruolo.
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| Ritratto di Arturo Tudor principe di Galles |
Per quanto concerne la sua salute fisica, anche questa resta tutt'oggi un grande mistero. Come già spiegato in passato, nella corte dei Tudor tutto brillava, meno che la trasparenza.
Infatti durante il regno del padre di Arturo, re Enrico VII, il principe fu esageratamente esaltato come modello di vigore fisico e prontezza intellettuale per poi diventare un esserino gracile, malaticcio e debole praticamente in ogni senso, quando a salire al trono fu il di lui fratello re Enrico VIII.
Da una parte lo si era esaltato troppo, dall'altra sminuito ancor peggio.
Lo stesso Enrico VIII ebbe ogni interesse a non permettere mai che si creassero termini di paragone tra lui ed il fratello maggiore defunto (al fine di non ricreare le stesse preferenze che aveva già subito in famiglia) e quindi permise che ne venisse cancellata ogni traccia e di fatto ogni memoria storica, per far posto solo e soltanto a lui. Come sempre.
Pertanto di Arturo non sappiamo niente. Che persona fosse, cosa amava, cosa odiava, che tipo di re sarebbe potuto essere. Del suo matrimonio con Caterina sappiamo ancora meno: i due ragazzi (15enni) furono sposati cinque mesi e dopo la dipartita del giovane, Caterina non parlò mai più di lui. Con nessuno.
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| Ritratto di Arturo Tudor principe di Galles |
Questo romanzo possiede ai miei occhi il merito abnorme di aver tentato di ricostruire quei famigerati cinque mesi di matrimonio di cui si è persa ogni traccia.
Ha il merito di tentare di riportare in vita questo principe totalmente dimenticato dalla storia. Philippa Gregory ci ha restituito l'immagine di questo giovane attraverso una magnifica e tutto sommato storicamente plausibile storia d'amore.
Arturo è un personaggio attivo nella prima parte del libro ‘Principessa del Galles' ed almeno all'inizio nonostante trovi Caterina molto avvenente, i due non si piacciono. Arturo è ancora troppo giovane, non sa come relazionarsi con la sposa. Per farla breve conosce la teoria ma non la pratica.
Inoltre come tutti i ragazzini (15 anni) tende ad essere un po' sbruffone in pubblico e spesso si sente sopraffatto dalle aspettative riposte in lui. Infatti dopo la prima notte di nozze, Arturo si abbandonera' in pubblico ad espressioni poco eleganti e discrete quali:
"Signori, stanotte sono stato in Spagna"
oppure
"Avere una moglie e' davvero un piacevole passatempo"
Le cose vanno avanti così per oltre due mesi ossia il tempo che la giovane coppia soggiornerà alla corte di Londra.
"Signori, stanotte sono stato in Spagna"
oppure
"Avere una moglie e' davvero un piacevole passatempo"
Le cose vanno avanti così per oltre due mesi ossia il tempo che la giovane coppia soggiornerà alla corte di Londra.
Tuttavia durante il viaggio che porta i due giovani nel castello di Ludlow nel Galles (vengono mandati lì da soli nella speranza che possano imparare a conoscersi ed accettarsi ma soprattutto fare un figlio), dopo un brutto litigio ed il rischio della morte di Caterina per ipotermia, finalmente Arturo realizza di non essere più un ragazzino, ma un marito. E come tale ha delle responsabilità nei confronti di Caterina.
I due si riappacificano e piano piano prima in viaggio e poi arrivati al castello, Caterina decide di conoscerlo meglio e gli dà a sua volta, la possibilità di comprenderla meglio.
Vi è una serie di capitoli veramente stupendi dove i due di comune accordo, decidono di mostrarsi dei tiepidi sposi agli occhi dei cortigiani e d'incontrarsi di nascosto ogni notte.
Perché? Perché Margaret Beaufort, la nonna di Arturo, ha decretato che i due giovani si ‘frequentino' solo una volta a settimana, esclusa quella del ciclo mensile di Caterina. Lo scopo è quello di non ‘stancare' troppo il nipote.
All'epoca era previsto per i ragazzi in età adolescenziale, che non gli venisse permesso di ‘consumare' troppo il matrimonio. Era convinzione comune che questo ‘prosciugasse' le energie del giovane uomo e lo uccidesse.
Inoltre Arturo teme che la nonna lo allontani da Caterina se dovesse accorgersi che i due si piacciono; dalla ragazza vuole solo un pro nipote, non una rivale di qualche influenza. Non le permetterebbe mai di legare troppo con il consorte.
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| Ritratto di Arturo Tudor principe di Galles |
Margaret Beaufort vuole sempre il controllo completo degli uomini di casa.
Ora, chi ha letto la mia recensione “La regina della rosa rossa” ma anche “Una principessa per due re” sa che Margaret Beaufort era una donna abbastanza psicopatica da ragionare in questi termini. Perciò la cosa fila bene.
I due ragazzi ogni notte si raccontano ogni cosa sulle rispettive famiglie e soprattutto Caterina gli racconta della Spagna, della cultura araba, dei suoi genitori, del cibo, delle usanze, le filastrocche, i suoi sogni.
Arturo da parte sua le racconta le origini della stirpe Tudor, della famiglia, in modo particolare il rapporto deleterio con suo fratello Enrico (da lui ritenuto un bamboccio pericolosissimo, egoista e viziato) e del modo di ragionare degli inglesi.
I due cominciano a progettare l'Inghilterra che vorrebbero realizzare come sovrani, i nomi dei loro figli (Arturo e Maria) e la sconfitta del grande nemico ‘moro' inglese: gli scozzesi.
Arturo infatti non è per niente convinto del trattato di pace stipulato con il matrimonio tra re Giacomo IV di Scozia e sua sorella la principessa Margherita. Teme la loro potenza, ma soprattutto la loro totale mancanza di scrupoli.
Il ragazzo per consolare Caterina del clima inglese le promette il mondo; le concede anche di far venire dei giardinieri dalla Spagna per provare a piantare le verdure fresche di cui Caterina sente tanto la mancanza e che lui non ha mai sentito nominare.
Ma la felicità della coppia è destinata a finire. Durante uno dei loro incontri notturni, Arturo sembra prendere freddo. Nel giro di pochissimi giorni, il principe di Galles muore consumato dal sudor anglicus, la tremenda malattia che anni prima i mercenari di suo padre avevano portato in Inghilterra e che ogni anno ciclicamente si ripresentava.
In realta' ad oggi e' sconosciuta la malattia che uccise il giovane; anche Caterina la contrasse (nel libro no), ma di fatto, si riprese abbastanza in fretta. La Gregory ha voluto attribuire il decesso alla malattia dei mercenari di Enrico VII, per creare una sublime concatenazione di eventi causa/effetto.
La morte del principe, giuro è straziante. Arturo consumato dal dolore che lo sta rapidamente uccidendo, chiama Caterina al suo capezzale e la supplica di dichiarare che il loro matrimonio non è mai stato consumato.
In realta' ad oggi e' sconosciuta la malattia che uccise il giovane; anche Caterina la contrasse (nel libro no), ma di fatto, si riprese abbastanza in fretta. La Gregory ha voluto attribuire il decesso alla malattia dei mercenari di Enrico VII, per creare una sublime concatenazione di eventi causa/effetto.
La morte del principe, giuro è straziante. Arturo consumato dal dolore che lo sta rapidamente uccidendo, chiama Caterina al suo capezzale e la supplica di dichiarare che il loro matrimonio non è mai stato consumato.
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| Tondino ritraente Arturo Tudor, principe di Galles |
In questo modo lei sarà ufficialmente vergine e libera di sposare il nuovo erede al trono: suo fratello Enrico.
Caterina potrà così diventare la regina che sognava e meritava di essere. Tramite lei, Arturo potrà costruire il regno che aveva progettato e desiderato, potrà vivere attraverso lei ed infine la supplica di mettere al mondo i bambini che avrebbero dovuto avere insieme.
Lui l'aspetterà per sempre a Janna, ‘il giardino dell'Eden', ossia il paradiso dei mori.
Caterina spererà fino all'ultimo di essere rimasta incinta di lui. Quando realizzerà che purtroppo non ci sarà nessun piccolo Arturo o Maria, decide di realizzare il piano del defunto marito a qualunque costo. A qualunque prezzo.
Caterina non parlerà mai più di Arturo. Con nessuno. Nel romanzo lo custodisce come un doloroso segreto sepolto nella tomba del suo cuore e da allora ogni cosa che riuscirà a realizzare ed ottenere, sarà solo e soltanto per lui.
Quel principe che ogni notte per tutta la vita, le apparirà da Janna, promettendole che un giorno saranno di nuovo insieme.
Lui sarà lì a proteggerla e ad aspettarla. Per sempre.
Il
diabolico
duo
Ho perso ogni speranza di vedere un libro della Gregory dove questi due fanno almeno una discreta figura. Margaret Beaufort e suo figlio re Enrico VII, qui danno semplicemente il peggio di loro e non mi pareva ulteriormente possibile.
Lei tutto sommato non sorprende ma lui riesce a peggiorare drasticamente.
Cominciamo con re Enrico VII. Ora lungi da me sostenere che quest'uomo fosse un santo, ma tuttavia devo essere sincera: il modo in cui viene descritto da Philippa Gregory non mi piace.
Ho già espresso abbondantemente la mia opinione su questo personaggio nel paragrafo ‘Considerazioni finali' della recensione “Una principessa per due re” circa il suo rapporto con la moglie, Elisabetta di York.
Qui assistiamo ad una sua totale degenerazione, dato che re Enrico è letteralmente descritto come un vecchio vizioso per non dire di peggio.
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| Re Enrico VII d'Inghilterra |
Cioè s'invaghisce completamente di Caterina e nei suoi pensieri (vi ricordo che abbiamo il narratore onnisciente che ce li comunica) non solo non è per niente pudico nel modo in cui la vede, ma addirittura denigra pesantemente il figlio Arturo per il carattere troppo ‘molle' sicuramente incapace di .. gestire diciamo, la giovane moglie.
Caterina capisce quasi subito le attenzioni neanche troppe velate del suocero. Ma decide di giocarci su, perché tanto si trova in una botte di ferro.
È la moglie di suo figlio, è un'infanta di Spagna e sa perfettamente che a parte fare il lumacone non potrà andare oltre. Inoltre ci tiene ad essere tenuta in considerazione dal suocero quando comprende che in Inghilterra lui detiene un potere pressoché assoluto.
Tuttavia la tranquillità termina con la morte di Arturo. Caterina quando scopre di non aspettare nessun figlio dal defunto marito, tramite la sua fidata governante donna Elvira, mette in giro la voce di come le sue nozze non siano mai state consumate.
Nel frattempo è appena deceduta di parto anche la regina Elisabetta. Caterina si trova in una situazione molto pesante in quanto le spetterebbe la dote vedovile, ma il suocero rifiuta di conferirgliela dato che Caterina ha portato con sé dalla Spagna solo metà della propria dote. Senza l'altra metà non pagherà proprio nulla.
In teoria Caterina avrebbe dovuto consegnare anche il proprio corredo in oro, ma Enrico (astutamente) dal primo giorno si era rifiutato di accettarlo e per non rischiare, non aveva mai fornito la coppia di piatti, bicchieri o qualsiasi cosa da permetterne di farne a meno.
Perciò l'astuto monarca fa scattare il suo piano: chiede a Caterina di sposarlo. Cosi' lui incasserà comunque la seconda metà della dote e di concerto, non dovrà pagarle la dote vedovile. Inoltre è contento come una pasqua all'idea che potrà impalmare la vedova 17enne.
Caterina all'inizio non sa come comportarsi. Appare chiaro come la sua menzogna le si sia ritorta contro. Capisce che il suocero non ha nessuna intenzione di maritarla al principe Enrico ed accetta pensando che avrebbe potuto mantenere la promessa fatta ad Arturo anche sposando il padre.
Ma dopo neanche troppo tempo, l'infanta capisce perché Arturo voleva sposasse il fratello e non il genitore. Enrico è abituato e si aspetta una moglie bambolina, esattamente come la precedente. Vuole confinarla a produrre bambini sotto la stretta sorveglianza della madre.
Inoltre Caterina viene informata dei metodi di successione e realizza che un suo figlio maschio erediterebbe il trono solo se il principe Enrico morisse senza eredi. Mentre una sua figlia erediterebbe dopo Enrico, Margherita, Maria ed i loro discendenti.
Pertanto comprende perfettamente come non ne valga minimamente la pena. Sono dello stesso identico avviso anche i suoi genitori, che dalla Spagna fanno sapere al re inglese che non hanno nessuna intenzione di sistemare la figlia con un re al tramonto. È loro volontà che la ragazza sposi solo il principe Enrico.
Quando il vecchio re si rende conto che Caterina non è interessata a lui e che è contenta dell'aut aut dei genitori, decide finalmente di fidanzarla con il figlio.
Ma c'è una trappola. Enrico confina Caterina in un palazzo con pochissimi domestici e non provvede al suo mantenimento. La scusa è che aspetta ancora la seconda parte della dote e che bisogna attendere che il piccolo Enrico cresca.
La giovane dovrà vendere tutto il proprio corredo per poter mangiare. Inoltre il suocero inizierà a cercare di sposare Giovanna la sorella maggiore di Caterina (appena rimasta vedova) e sistemare i figli Enrico e Maria proprio con Eleonora e Carlo d'Asburgo, i figli di Giovanna.
Tutto questo alle spalle dell'infanta, la quale confinata da sola in un palazzo, rischia di morire di fame. L'agonia durerà la bellezza di otto anni. Otto anni dove la principessa girerà con gli abiti rammendati e ridotti a ragnatele. Ma resiste. Aspetta. Ed alla fine, l'angina uccide l'odiatissimo suocero.
Il principe Enrico diventa re Enrico VIII d'Inghilterra e la prima cosa che farà, sarà onorare la sua promessa di fidanzamento con l'infanta, ignorando la storia della seconda parte della dote e rendendola regina d'Inghilterra .
Il personaggio del vecchio re Enrico come già detto è stato reso come un completo miserabile: un vecchio libidinoso, vendicativo, odioso e bilioso.
Persino alla morte della regina Elisabetta non si avvilisce più di tanto. Non mi piace minimamente come è stato reso.
Storicamente parlando, posso dirvi che era un uomo attaccato al denaro più di ogni altra cosa e che i soldi non gli bastavano mai. Infatti per poter controllare i sudditi, aveva un bisogno costante di mercenari ed un mare di spie. Che non costavano certo poco.
L'idea di sposare Caterina dopo la morte della regina Elisabetta la ebbe davvero, ma per due motivi: primo non voleva assolutamente pagare la dote vedovile mentre era ancora in attesa della seconda parte dell'oro spagnolo; secondo, dato che effettivamente era rimasto con un solo figlio maschio, sposare Caterina che era già nel Paese e vedova, gli era sembrata una buona idea.
Il rifiuto da parte dei reali spagnoli e l'assenza della seconda parte della dote, finirono solo con l'indispettirlo. E a pagarne le conseguenze fu Caterina, presa tra l'incudine ed il martello. Infatti il re fece celebrare il fidanzamento tra il figlio e la ex nuora, ma non intendeva assolutamente rispettarlo se non fosse arrivato il denaro.
La morte prematura di Isabella di Castiglia lo convinse definitivamente a lasciar perdere quell'unione.
Senza le ricche rendite castigliane, ormai passate a Giovanna quale erede della madre, Ferdinando era un re povero ed indebitato. Quei soldi non li avrebbe mai più visti. Non a caso, cominciò ad informarsi proprio per sposare Giovanna, proposta dallo stesso Ferdinando.
Vi risparmio sulla reazione che ebbe Giovanna quando le dissero che da un marito giovane e bello qual era Filippo, sarebbe dovuta passare ad un vecchio più morto che vivo, che tra l'altro durante una visita in Inghilterra con il defunto consorte aveva già visto. Preferì la reclusione.
Enrico VII decise definitivamente di rassegnarsi all'idea di avere un solo un erede e forse dentro di sé finalmente realizzò che solo una donna come Elisabetta di York aveva potuto amarlo veramente.
Passiamo adesso alla terribile Margaret Beaufort. È riuscita a trionfare su Elisabetta Woodville, Anna Neville, Elisabetta di York e famiglia, ma sarà costretta a capitolare di fronte all'energica infanta spagnola. Al contrario del figlio, lei è stata resa veramente bene. La trovo molto fedele all'originale, diciamo.
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| Margaret Beaufort, la regina madre |
Dal primo momento ovviamente l'anziana donna non sopporta la ragazza (peccato che non esistano donne che lei tollera) soprattutto quando realizza l'estrema somiglianza con Isabella di Castiglia e di come non sia una ragazza sottomessa alla sua volontà.
Le dà fastidio che sia tanto apprezzata dal figlio e dai nipoti, ma mantiene un certo controllo e riserbo, dato che in fin dei conti vuole un pro nipote dalla ragazza. La morte prematura di Arturo, aumenta il disprezzo della donna nei confronti di Caterina che reputa una grande bugiarda.
La regina madre non crede minimamente al fatto che il matrimonio tra lei ed Arturo non sia stato consumato così come crede che l'infanta abbia volontariamente sedotto il figlio (quando lui le annuncia di volerla sposare) per diventare regina.
Margaret vorrebbe immediatamente rimandarla in Spagna (è convinta che la ragazza porti sfortuna) anche senza soldi. È re Enrico che vuole tenersela ad ogni costo. Quando realizza che il figlio la vuole sposare per poco non muore di disgusto; ma le sta bene l'idea che ponga Caterina sotto il suo personale controllo.
Perciò appena può la tortura psicologicamente.
Intanto tiene letteralmente prigioniero Enrico, l'unico nipote rimastole, il suo prediletto da sempre; il giovane però non apprezza l'affetto della nonna e più i controlli si fanno restrittivi, più lui la tollera sempre meno.
La liberazione avviene alla morte del vecchio re. Enrico VIII senza consultare la vetusta parente, sposa Caterina rendendola la sua consorte. Ma il colpo più duro per la regina rossa sarà scoprire come lei ormai politicamente non conti più nulla.
Caterina astutamente permette al giovane marito di spendere, sentirsi libero, di fare ciò che vuole. Mentre la nonna continua a volerlo tartassare proprio come faceva con il figlio. A chi pensate il giovane re darà retta? Caterina molto abilmente riesce a manipolare il giovane marito e la corte, mostrandosi sempre affettuosa ed iper rispettosa verso l'odiosa Margaret, tanto che ad un certo punto persino lei capisce di esser presa in giro al fine di farla passare per ridicola.
Due mesi dopo la morte del figlio, morirà anche lei. Per la stizza.
I
re
cattolici
Se il diabolico duo fu il principale artefice e responsabile delle sofferenze della 17enne principessa, mi dispiace dirlo ma i suoi genitori non furono assolutamente da meno.
Descritti alla perfezione ci vengono portati sulla scena anche Ferdinando d'Aragona ed Isabella di Castiglia. Sebbene la coppia nella serie tv “Isabel” sembri quasi la famigliola del Mulino Bianco, la realtà è profondamente diversa. Qui ben raccontata.
Già dal primo capitolo ci vengono mostrati Ferdinando ed Isabella. Lui una gran faccia di bronzo, lei una Margaret Beaufort più sanguigna e pasionaria.
Caterina vive letteralmente nel culto di questi genitori straordinari, di questa coppia che è riuscita letteralmente a fare l'impossibile. In modo particolare ammira la madre, oggetto della sua totale devozione, tanto che finisce per convincersi che in quanto figlia sua, lei deve essere per forza amatissima da Dio. La sua prediletta. La morte di Arturo le farà cambiare radicalmente idea.
Isabella effettivamente non era davvero una donna da poco: riesce ad impadronirsi del trono di Castiglia, a diventare una regina regnante e militante, sposa un uomo di sua scelta e costruisce con lui un regno in due. Letteralmente. Infine insieme al marito, riesce a far trionfare la propria fede cacciando tutti i musulmani e gli ebrei dalla Spagna, oppure li obbligava alla conversione.
Da regina grazie a quelle tre barchette piene di galeotti rifilate a Cristoforo Colombo, ottiene pure le colonie americane, diventando di fatto una donna ricchissima. Le riconosco non tanto quello che ha fatto, quanto l'intuizione di dar retta a Colombo.
Non era assolutamente una donna comune. Pur essendo stata una monarca con tantissimi limiti era obiettivamente una donna straordinaria.
Di questi limiti, la figlia ne è ben consapevole. Caterina è terrorizzata dall'idea di essere incline alla depressione. Sa che sua madre esattamente come sua nonna Isabella del Portogallo, è una donna incline alla sofferenza, alla malinconia, all'agonizzante accidia. Tali limiti emergeranno prepotentemente in sua sorella Giovanna, apparentemente resa folle dalla morte del marito Filippo d'Asburgo.
Isabella quindi viene descritta molto similmente a Margaret Beaufort: una donna le cui opinioni e quelle di Dio sono le stesse medesime.
Isabella non dubita mai, non molla mai, non si arrende mai. Perché sa che Dio è sempre e comunque dalla sua. Ritiene di essere lo strumento scelto da Dio per adempiere la sua volontà. Tra le tante cose, la cacciata e la distruzione dei regni mori.
Ferdinando come uomo la stima e la rispetta e tiene in gran conto il suo consiglio. Tecnicamente la moglie è politicamente più ricca e potente di lui, ma credo sia convinto che in qualche modo la moglie sia una sorta di prediletta di Dio. Perciò non la contraddice mai. A parte quando deve tradirla per correre dietro a qualunque donna gli capiti a tiro. Ma questi erano dettagli a quanto pare.
Isabella non si lamenta mai delle infedeltà del consorte. Sa benissimo che il marito non avrà mai altra donna da cui correre nelle difficoltà. Nel romanzo spiega a Caterina: “Un uomo può perdersi, può cambiare rotta sbagliando; chi non deve mai cambiare è la moglie”. Insomma se un marito perde la via, la moglie deve fare in modo di farlo rientrare nei ranghi.
Caterina si sforzerà per tutta la vita di seguire tale consiglio.
Tuttavia il temperamento della regina spagnola cambia completamente una volta che le figlie si sposano. Da madre relativamente amorevole e accudente, si trasforma nelle più spietata delle sovrane quando le ragazze si trasferiscono nei loro nuovi regni.
Tutti i figli di questa donna ebbero delle vite molto tragiche, interessanti e degne di storiografica attenzione; mi basti solo dire che a parte Giovanni, il figlio maschio, le 4 figlie furono tutte immolate sull'altare della politica.
Caterina dopo la morte di Arturo è giovanissima. Scrive alla madre bisognosa di conforto, aiuto, protezione. Ciò che ottiene sono solo istruzioni. Isabella le scrive di rado e mai con affetto; impartisce ordini, vuole dalla figlia dettagliati resoconti affinché lei sappia come muovere di concerto le pedine della politica.
Caterina non è sua figlia; è solo l'aspirante regina d'Inghilterra. La pretendente di se stessa. Caterina che di fatto è succube dei genitori, obbedisce senza protestare ma soffre per tanta freddezza, per quelle parole di conforto che non arriveranno mai, dato che proprio mentre Caterina le manda una lettera in cerca di affetto, la madre a Medina del Campo, moriva di cancro all'addome all'età di 53 anni.
Ferdinando da parte sua è forse peggiore della moglie; come padre non era esattamente quanto di meglio, ma quando le figlie diventano regine, da veramente il peggio di sé (vedasi anche la biografia della figlia Giovanna).
Dopo la morte della moglie, Ferdinando neanche si sforza di mandare aiuti economici alla figlia in povertà. Le sue guerre di conquista della Navarra sono troppo più importanti.
Quando finalmente dopo anni trova il denaro della seconda parte della dote, fa letteralmente finta di farlo pervenire in Inghilterra. Infatti ordina all'ambasciatore di toglierlo subito a Caterina per evitare che lo dia agli inglesi. Insomma una farsa. Mai una lettera di conforto. Mai un interesse nei confronti di una figlia che sta patendo la fame. Non chiede nemmeno all'ambasciatore di riportare Caterina a casa.
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| Re Ferdinando II d'Aragona |
Quando finalmente dopo anni trova il denaro della seconda parte della dote, fa letteralmente finta di farlo pervenire in Inghilterra. Infatti ordina all'ambasciatore di toglierlo subito a Caterina per evitare che lo dia agli inglesi. Insomma una farsa. Mai una lettera di conforto. Mai un interesse nei confronti di una figlia che sta patendo la fame. Non chiede nemmeno all'ambasciatore di riportare Caterina a casa.
La verità è che se Caterina non può diventare la regina d'Inghilterra, non è niente per il genitore. Non è più uno strumento di Dio come sua madre. Quindi è un nulla.
Quando finalmente Caterina ottiene il trionfo diventando regina, il paparino caro torna a seppellirla di lettere affettuose ostentando affetto e complicità.
Caterina che ama il padre come qualunque figlia al mondo, ci crede. Solo quando realizza che lui sta semplicemente usando lei ed Enrico per le sue guerre personali, capisce che non può fidarsi del tutto di lui. O meglio può fidarsi fintanto che i loro interessi coincideranno.
Caterina stranamente non è molto sorpresa da questi comportamenti.
Ha visto suo padre combattere le sue battaglie e sa quanto sia una persona doppiogiochista, affabulatrice, enigmatica, approfittatrice, astuta e soprattutto pericolosa.
Alla fine del libro posso dire che Caterina perde completamente l'affetto smisurato verso il padre e realizza la propria idolatria verso una madre che ha vissuto in mondo e in un tempo completamente diverso dal suo, e che lei non potrà usare come modello standard per la propria esistenza.
Una conferma l'abbiamo nella seguente frase:
“Voglio ancora bene a mia madre, ma non l'adoro più. Immagino di essere finalmente cresciuta”.
“Caterina tra sé in “Caterina la prima moglie” di Philippa Gregory
Il
nemico
moro
Cresciuta in un mondo dove l'unico Dio è uno solo, e con dei genitori convinti di far la sua volontà uccidendo, esiliando e convertendo forzatamente coloro che la pensavano in modo diverso, la nostra Caterina almeno all'inizio del libro, ha una personalità molto estremista.
Nella storia tuttavia dopo la conquista del regno di Granada e la presa del palazzo di Alhambra, persino la piccola infanta si rende conto di trovarsi di fronte ad una cultura superiore alla loro.
Ben presto Caterina ha modo di rendersi conto della superiorità araba in campo medico, idraulico, astronomico ed oltre. Tutta cultura che la Spagna perderà, dato che i genitori permetteranno l'estinzione di tanto sapere.
La certezza di essere al servizio di un Dio superiore però la conforta, almeno fino alla morte di Arturo.
Caterina infatti ben presto si renderà conto dell'estrema povertà della ‘medicina' inglese e della sua necessità di avere un figlio maschio, costi quello che costi.
Nel libro abbiamo una scena non realistica ma plausibile, dove Caterina dopo aver abortito la sua prima figlia, viene convinta dal medico inglese di essere incinta di un gemello, maschio, solo perché ha ancora l'addome gonfio.
Di nascosto manderà a chiamare un medico moro (africano per la precisione) per sapere la verità. Ovviamente non ha nessun bambino, probabilmente è un'infezione. Lei memore delle parole della madre, lo scaccia ma poi si rende conto della bontà di questa persona e della scienza medica che la sua famiglia ha contribuito a distruggere.
Caterina viene riportata in isolamento (le donne dovevano trascorrere gli ultimi tre mesi di gravidanza in totale isolamento, al buio e solo in compagnia di donne fino al giorno del parto ed alla conseguente benedizione post parto elargita da un prete dietro la grata), ma a poco a poco il ventre si sgonfia ed avrà regolarmente il ciclo.
Dopo l'imbarazzante uscita dall'isolamento, finalmente si decide a richiamare il medico moro al fine di farsi aiutare a portare a termine la gravidanza. Lui accetta. Tempo dopo nasce suo figlio Enrico, il principe di Galles.
Nel libro insomma, assistiamo ad una totale redenzione della ispanica regina, ossia alla consapevolezza di essere cresciuta in un mondo sbagliato che si propone di apportare dei concreti cambiamenti nel suo regno.
Sarò sincera. Questa redenzione di Caterina non tanto mi è piaciuta. Per quanto Caterina d'Aragona sia stata una donna straordinaria per i suoi tempi ed abbia promosso lo studio e la cultura come poche al mondo (fu una promotrice del diritto allo studio per le donne), era una donna profondamente ed ostinatamente cattolica fin nel midollo delle ossa. Nella sua vita lo dimostrò sempre e comunque.
Fu sempre una donna rigida, estremista nelle proprie convinzioni anche a costo di passare sopra a coloro che amava. Lo vedremo con sua figlia la principessa Maria.
Una seconda Isabella di Castiglia. Né più né meno.
In lei vi fu sempre la convinzione di essere uno strumento di Dio e di fare la sua volontà. In questo romanzo abbiamo un'esagerata modernizzazione del personaggio che di fatto non ci fu.
Questa presa di posizione a favore dei musulmani l'ho trovata decisamente forzata e poco storica sinceramente.
Capisco il voler far conoscere a noi occidentali la straordinaria cultura araba ante reconquista, ma modificare così un personaggio storico come quello di Caterina d'Aragona per nulla adatto allo scopo … non l'ho gradito francamente.
Caterina
ed
Enrico
Dopo aver trionfato sul suocero e sulla reverenda nonna, Caterina si ritrova ad esser la moglie di Enrico, ora re Enrico VIII.
Al loro primo incontro, la ragazza lo aveva trovato un giovinetto simpatico; aveva subito notato quanto fosse estremamente viziato dai familiari ma non vi aveva dato troppo peso.
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| Enrico VIII Tudor, quando era ancora duca di York |
Successivamente parlando con Arturo aveva avuto modo di rendersi conto di quanto il ragazzino fosse pericolosamente egoista. La ragazza apprende anche come il cognato abbia un debole per lei. Semplicemente perché Enrico è una persona che vuole qualcosa solo perché la possiede qualcun altro. Meglio ancora se appartiene al fratello maggiore.
Quando poi si ritrova ad essere sua moglie, Caterina lo tratta in modo accondiscendente, tipico di una cugina più grande (Enrico ha quasi sei anni meno di lei) o peggio, una baby sitter. Non lo contraddice mai, non gli risponde mai. Cerca solo di blandirlo, anche per le sciocchezze. Definirla una relazione insopportabile è dir poco.
Enrico di fatto è una persona con cui non si può fare un discorso vero. A nessun livello.
Caterina punta a conoscere pregi e limiti del consorte, al fine di poterlo controllare e manipolare. E ci riesce. Almeno all'inizio.
Lo convince di essere ancora intonsa, riesce ad isolarlo dalla nonna, riesce a farsi assegnare il controllo delle faccende di Stato (in cui è 200 volte più competente di lui) e ad assegnarle la reggenza quando lui parte per una guerra in Francia.
Lei infatti con un esercito di pochi elementi e l'aiuto di Thomas Howard duca di Norfolk, annienta al nord, l'intero esercito scozzese di circa 80 000 uomini che nel frattempo li aveva invasi approfittando dell'assenza del re. Realizzando così una promessa fatta ad Arturo.
Ovviamente la guerra scozzese fu un totale caso che nella realtà non ha vera attinenza con le ambizioni dell'ex principe di Galles. Però devo riconoscere che è stata un'ottima trovata romanzesca. Molto plausibile.
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| Thomas Howard, II duca di Norfolk fu il solo nobile ad aiutare Caterina ad annientare gli scozzesi di re Giacomo IV a Flodden Field |
Ovviamente la guerra scozzese fu un totale caso che nella realtà non ha vera attinenza con le ambizioni dell'ex principe di Galles. Però devo riconoscere che è stata un'ottima trovata romanzesca. Molto plausibile.
Tuttavia ben presto la donna ha modo di accorgersi quanto Enrico non sia psicologicamente preparato ad affrontare il dolore o semplicemente la delusione.
È stato assecondato in tutto sin da bambino, non è capace di accettare gli sbagli e men che mai di subirne la conseguenze.
Una trovata profondamente antistorica della Gregory è la relazione amorosa tra Enrico e la damigella Anna Hastings.
Nella storia questa ragazza è una sorta di Anna Bolena ante litteram che cerca di convincere Enrico (benché sposata) che la regina non è affatto vergine (mentre lei sì) e di poter far annullare il loro matrimonio.
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| Possibile ritratto di Anna Stafford |
Nella storia questa ragazza è una sorta di Anna Bolena ante litteram che cerca di convincere Enrico (benché sposata) che la regina non è affatto vergine (mentre lei sì) e di poter far annullare il loro matrimonio.
Anna Hastings fu davvero una dama di compagnia di Caterina d'Aragona ed ebbe una relazione scandalosa (per la sua famiglia visto che era una donna sposata)con William Compton un cortigiano molto amico di Enrico.
Diciamo che la relazione fra lei ed il re era piu' un pettegolezzo mai dimostrato.
Insomma non risulta fu amante del sovrano in modo ufficiale, visto che le amanti attribuite al re Tudor furono tantissime. Meno che mai quest'assurdità di suggerirgli di separarsi. L'idea si farà strada concretamente nella testa di Enrico solo parecchi anni dopo, quando incontrera' Anna Bolena e leggera' per caso, un passo del Levitico. Non prima.
Diciamo che la relazione fra lei ed il re era piu' un pettegolezzo mai dimostrato.
Insomma non risulta fu amante del sovrano in modo ufficiale, visto che le amanti attribuite al re Tudor furono tantissime. Meno che mai quest'assurdità di suggerirgli di separarsi. L'idea si farà strada concretamente nella testa di Enrico solo parecchi anni dopo, quando incontrera' Anna Bolena e leggera' per caso, un passo del Levitico. Non prima.
Capisco il voler ‘preannunciare' la sorte futura della coppia reale ma così è davvero troppo.
Qui Enrico non è ancora nel suo periodo neroniano quindi diciamo che nel romanzo è quasi sopportabile, anche se la verità è un'altra.
Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio narcisista patologico, le cui disastrose conseguenze delle sue azioni le analizzeremo meglio nei romanzi successivi. Un uomo incapace d'amare che ha distrutto le vite di tutti coloro che hanno avuto la disgrazia di avere a che fare con lui.
Caterina si era illusa di poterlo gestire. Di poterlo controllare.
Tutti lo pensavano, persino suo padre, che morendo lasciò un consiglio di uomini scelti da lui con il compito di governare nascostamente al posto suo.
Re Enrico VIII si rivelerà decisamente peggiore di quanto immaginato.
E Caterina scoprirà suo malgrado come vedremo nell'epilogo finale, che l'amore di colui che si autodefinisce ‘Sir cuore fedele' è eterno solo finché dura.
Considerazioni
finali
Come anticipato nella premessa di questa recensione, “Caterina la prima moglie” è un romanzo scritto in un periodo decisamente antecedente al perfezionamento delle doti stilistiche dell'autrice. Pertanto bisogna fare le dovute considerazioni.
Sicuramente il più grande pregio e contemporaneamente difetto del libro, è la costruzione della storia d'amore tra Arturo e Caterina.
È stata scritta con pregevole fattura e per quanto mi riguarda l'emozione regalata da quella parte di libro vale da sola, l'intera sua lettura. Tuttavia è purtroppo storicamente assai improbabile non solo che quei due si siano amati, ma anche solo calcolati.
Dalle poche testimonianze giunte fino a noi, sappiamo che nei 3 mesi trascorsi a Ludlow, a parte le obbligate visite coniugali di una volta alla settimana, i due neanche si parlassero.
Pare che il motivo principale fosse l'aver appreso pronunce diverse della lingua latina (l'unica che condividevano). Io penso che Arturo e Caterina fossero semplicemente di carattere ancora troppo acerbo per un matrimonio.
Resto dell'opinione che in qualche modo l'unione sia comunque stata consumata. Non tanto per amore quanto per dovere. Anche se giovani (come detto anche nel libro) entrambi sapevano bene cosa erano obbligati a fare e Caterina non prevedeva certo di rimanere vedova a breve.
Se ci fossero stati dei problemi di natura coniugale, Caterina li avrebbe resi subito noti. A donna Elvira, o alla stessa Margherita di York che si trovava lì come custode del castello e sua dama di compagnia personale.
Il fatto che diffuse questa voce solo tempo dopo la morte di Arturo, la dice lunga. Come la dice ancora più lunga il fatto che Isabella di Castiglia si procurò una dispensa papale per il matrimonio tra la figlia ed il principe Enrico valida sia che il precedente matrimonio fosse stato consumato oppure no.
Tuttavia devo dirlo, questa storia d'amore è meravigliosa da leggere proprio perché conferisce un senso alla vita duramente combattuta (ad ogni livello) di questa donna.
Purtroppo la vera Caterina amò soltanto Enrico VIII e morì con una benedizione per lui sulle labbra nonostante come fu trattata. Fu una regina vittima come tante donne al mondo, di un narcisista senz'anima. Né più né meno.
Conferisce una consolazione meravigliosa per la mente di un lettore, l'idea di questo giardino meraviglioso, di questo Janna, dove Arturo passeggiando è lì che l'aspetta, fiero di lei e desideroso di riabbracciarla come mai nessuno fece quando questa donna fu in vita.
In conclusione (oltre alle cose già viste nei precedenti paragrafi) questo romanzo storico è decisamente più romanzo che storico.
Ma lo si ama soprattutto per questo.
Autore MLG

























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