Recensione: Re Mida ha le orecchie d'asino
Re
Mida
ha
le
orecchie
d’asino
Struttura
del
romanzo
“Re Mida ha le orecchie d’asino” fa parte del gruppo di romanzi sulla letteratura per l’infanzia dell’autrice italiana Bianca Pitzorno. Esattamente come “La voce segreta”, “Ascolta il mio cuore” e “Diana, Cupido ed il Commendatore”, fa parte del gruppo di libri che la scrittrice ha ambientato nella Sardegna degli anni 50’.
Infatti questo particolare manoscritto, presenta dei piccolissimi riferimenti (non rilevanti ai fini di trama) con i precedenti romanzi sopracitati.
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| Copertina del libro. Edizione Arnoldo Mondadori |
“Re Mida ha le orecchie d’asino” è stato classificato per un pubblico di età superiore ai 10 anni di età. Io personalmente lo trovo adatto per un pubblico dagli 11 ai 14 anni. Lo sconsiglio pesantemente invece per un bambino delle elementari. Anche se di 10 anni. Si annoierebbe troppo.
Per quanto concerne un ragazzino di età superiore … si annoierebbe nello stesso modo.
La narrazione verte tendenzialmente su un’estate trascorsa dalle due cugine Làlage Pau la protagonista di 11 anni e Tilda Sorrenti di quasi 14 anni, su una piccola isola sarda chiamata ‘La Serpentaria’.
Il libro presenta un apparente accattivante epilogo iniziale (sì avete letto bene: ‘epilogo’), seguito da otto parti con capitoli di numero variabile ed infine un secondo epilogo che va a completare quello letto all’inizio.
Un lungo capitolo nel particolare, è scritto con un font corsivo; si tratta di un quaderno delle vacanze che Làlage sta tenendo come un diario personale che dovrebbe poi mostrare alla sua insegnante Madre Efisia, quando tornerà in collegio.
Infatti l’epilogo iniziale presenta una particolare situazione, o meglio, un gravissimo segreto non meglio identificato. Dopodiché si procede a ritroso nella storia raccontandola dal suo principio, fino ad arrivare all'epilogo iniziale che avevamo lasciato.
Il secondo epilogo (che altro non è che il primo ma con molti più dettagli su una situazione ormai perfettamente chiara al lettore) è la fine definitiva della storia.
Il
contesto
storico
e
culturale
di
riferimento
Come già detto, la storia è ambientata in Sardegna, nella seconda metà degli anni 50’. In Italia è appena arrivata la televisione, ma trasmette solo in bianco e nero e per poche ore al giorno.
C’e la radio, ma per funzionare ha bisogno dell’elettricità che in ogni caso non è alla totale portata di tutti. Non ci sono registratori portatili, né cassette, walkman o lettori cd. Mentre i giradischi seppur presenti, sono davvero troppo ingombranti.
Inesistenti i telefoni portatili, come anche il trovare dei telefoni fissi a filo nelle case. In virtù di questo, la gente ha l’abitudine radicata di scriversi lunghe lettere.
Pertanto la corrispondenza arriva molto più speditamente ed il sistema di recapito in generale, è molto più efficiente.
Chiunque avesse l’onore e l’onere di abitare nelle isole del Mediterraneo, di fatto conduceva veramente una vita completamente isolata.
All’epoca gli italiani non andavano in vacanza ma in ‘villeggiatura’ e di solito non si allontanavano troppo dal luogo di residenza. Poiché ancora non esistevano alberghi, hotel o residence i cosiddetti ‘turisti’ erano coloro che viaggiavano girando continuamente e si spostavano ogni pochi giorni.
Coloro che invece erano fissi nel territorio vacanziero e non si spostavano erano i ‘villeggianti’, mentre le persone che andavano al mare erano i ‘bagnanti’, persino quelli che di fatto non si trovavano nemmeno sulla spiaggia.
Altro fatto curioso di questo romanzo è la presenza di nomi propri di persona molto particolari. Non deve sorprendere più di tanto.
L’assenza dei mezzi di comunicazione di massa faceva sì che a farla da padrone nei nomi per infanti, fossero quelli dei nonni o comunque dei parenti.
Oppure un bambino riceveva il nome di un particolare santo protettore della famiglia, di un paese o dello stesso del giorno di nascita del bambino.
I rari nomi di fantasia erano invece palesemente ispirati ai romanzi o ai libri che qualche componente della famiglia aveva letto.
Esattamente come nel caso della protagonista della nostra storia, Làlage Pau, il cui nome è ispirato ad una delle donne amate dal poeta latino Orazio, autore molto apprezzato dal nonno della ragazzina.
Làlage
Pau
e
Tilda
Sorrenti:
Le
cugine
Làlage Pau è una ragazzina di 11 anni che vive su una piccolissima isola sarda chiamata ‘La Serpentaria’.
In realtà lei e la sua famiglia vivevano nella ridente cittadina di Lossai, ma suo padre il dottor Pau, era stato trasferito su quell’isola proprio per l’assenza di personale medico.
La speranza era quella che lo ritrasferissero il più presto possibile. Ma purtroppo non era andata affatto così.
Làlage era molto piccola durante il trasloco, quindi di fatto dei pochi anni trascorsi in città non ricorda assolutamente nulla.
Chi invece ricorda fin troppo bene cosa ha lasciato è sua madre, la signora Pau, nata Marini, che non aveva mai sopportato il forzato trasferimento con il marito ed i quattro figli (Làlage, Saverio ed i gemelli soprannominati Picca e Tomà) in quel posto tanto lontano dalla civiltà.
La Serpentaria infatti non è esattamente il posto più bello della Terra: viene descritta come un’isoletta molto selvatica, priva di acqua potabile (ogni settimana arriva una nave cisterna, ma non se ne può sprecare nemmeno una goccia), priva di elettricità, senza cinema, senza teatri, senza un bel niente di niente.
Il paesino è minuscolo e a parte il bar della famiglia Carletto, la chiesa di Don Giulio e la minuscola piazzetta, è un posto tendenzialmente deserto.
Solo l’estate si ripopola, grazie all’arrivo dei villeggianti dalle cittadine di Lossai e di Serrata che si recano nelle loro case per le vacanze oppure dei turisti stranieri che affittano le case agli isolani.
Prima fra tutti, l’intera famiglia Lopez del Rio di Serrata, che addirittura si porta dietro l’automobile di lusso nella casa al mare con lo scopo di far vedere a tutti quanto sono ricchi pur sapendo benissimo di non poterla utilizzare sull’isoletta, in quanto priva di strade.
(La storia è ambientata sette anni dopo il romanzo “Diana, Cupido ed il Commendatore” e scopriamo che l’odiosa Sveva Lopez del Rio ha ormai 18 anni ma comunque in questo libro compare poco o nulla).
Lo stile di vita è talmente povero e rustico che la famiglia Pau può permettersi diverse domestiche, tra cui Ausilìa, Forìca e Zira (quest’ultime sono le bambinaie dei gemelli).
La famiglia di Làlage quindi è da considerarsi benestante. Ma ancora più benestante è la famiglia Marini, i congiunti della madre di Làlage.
Infatti la ragazzina frequenta molto più loro dei Pau che di fatto son due gatti. I Marini appartengono ad una classe alto borghese e vivono a Lossai. La madre di Làlage non fa altro che rimpiangere i bei tempi cittadini ed invidiare il resto del parentado.
Anche se grazie alla povertà della Serpentaria, la signora vive al mare 365 giorni l’anno e può permettersi più domestiche di quanto possano i fratelli e le sorelle.
Alla Serpentaria proprio perché gli abitanti sono pochissimi, Làlage dal primo giorno non avrà altra amica all’infuori di Irene Carletto, la figlia dei proprietari del bar.
La madre di Làlage non approverebbe questa amicizia per via dell’eccessiva disparità sociale tra le due bambine, ma comprende come la figlia non possa certo passare tutta la vita da sola e pertanto ne accetta l’eterna presenza.
Làlage ed Irene infatti, sembrano l’una l’appendice dell’altra: fanno tutto insieme, non si lasciano mai, sanno tutto l’una dell’altra ed ovviamente vanno a scuola insieme.
Nel cimitero della Serpentaria, le due ragazzine hanno persino ‘adottato’ due defunti che pare non abbiano alcun congiunto e nessuno ricorda neppure chi siano.
Pertanto le due bambine portano sempre fiori per loro e ne curano le lapidi.
Questo fino a quando Làlage non compie 11 anni.
Sull’isola infatti non c’è la scuola media. All’inizio la signora Pau aveva cercato di convincere i fratelli o le sorelle ad ospitare la figlia durante il periodo scolastico, ma ovviamente si erano tutti categoricamente rifiutati. Perciò Làlage viene infine mandata in un collegio di Lossai, gestito da suore.
All’inizio era stato difficile per la ragazzina separarsi da Irene. L’amica infatti sarebbe rimasta sull’isoletta per imparare il mestiere di sarta dalla zia. Le due tuttavia rimangono in costante contatto per lettera.
Superato il timore iniziale, Làlage si ambienta alla perfezione nel collegio, dove ha la possibilità di studiare e frequentare altre ragazzine della sua età. Una vita di gran lunga migliore di quella che fa Irene alla Serpentaria. L’unico neo forse è l’eccessivo bigottismo delle suore che obbligano le loro educande a fare il bagno con la camiciona.
La loro amicizia nonostante la separazione si riconferma salda come non mai quando Làlage ritorna alla Serpentaria per le vacanze.
Terminata la prima media però, al ritorno ci sarà una novità: infatti Làlage apprende durante una cena dagli zii Marini (la ragazzina mangiava da loro ogni fine settimana durante il tempo della scuola) che quell’anno sua cugina Tilda avrebbe trascorso l’estate con loro e non alla lussuosa baia di Plaiamàr.
Il libro s'incentra sull’estate trascorsa da queste due cugine o per meglio dire sulle torsioni di stomaco, lo sfrigolare delle budella e il nervosismo di Làlage causato dall’infinita sequela di bugie che sarà costretta a raccontare a tutti (persino Irene), per conquistarsi la confidenza della terribile Tilda.
Finendo così per fare la fine del povero barbiere di Re Mida, come la stessa ragazzina si autodefinisce. (Per capire cosa vuol dire, leggasi il Post Scriptum in fondo alla recensione).
Ma parliamo un po’ delle due ragazze:
Ma parliamo un po’ delle due ragazze:
Làlage
Il poeta latino Orazio definiva l’amata Làlage colei che ‘dulcem ridentem et dulcem loquentem’ ossia che dolce ride e dolce parla. In ogni caso il significato del nome di origine greca è ‘chiacchierona’.
Ecco, la nostra Làlage è esattamente l’opposto. Tutto si può dire di lei, meno che sia una gran parlatrice. Una ragazzina introversa, pensierosa, persa in un mondo tutto suo e profondamente propensa a rimuginare sulle cose.
È molto timida ed arrossisce facilmente. Inoltre non ha esattamente il modo di fare delle undicenni di oggi. È ancora molto infantile, s’innamora facilmente a prima vista, tende a costruirsi delle storie e delle situazioni che sono tutte nella sua testa. È discreta fino ai limiti dell’inverosimile. Anche quando non dovrebbe.
Inoltre è veramente troppo dipendente da Irene.
Irene è palesemente ‘l’amica geniale’ tra le due; ma purtroppo è figlia di povera gente molto ignorante. È costretta a fare da aiuto bar ed il suo futuro sarà nel fare la sarta. È molto più bella di Làlage ed ha un talento unico come attrice.
Ma la sua famiglia è forse il suo vero ostacolo. Spesso nel libro prende un sacco di schiaffi e cinghiate per essersi comportata in modo ‘disonorevole’ (ad esempio quando sulla terrazza lei, Làlage e Tilda ballano un tango con tre marinai per gioco).
Tuttavia sarà grazie a Làlage che Irene avrà la sua prima vera occasione come attrice, riuscendo finalmente a convincere i suoi retrogradi familiari.
Il loro rapporto nel corso della vicenda viene messo pesantemente in crisi dall’arrivo di Tilda.
Làlage prova un’ammirazione sconfinata per la cugina più grande; vorrebbe assomigliarle in tutto e soprattutto carpirne la stima e la confidenza. Diciamo che nel libro riesce ad ottenere almeno la seconda. Se non altro perché non c’è nessun’altra sull’isola. Tilda però non ammette vie di mezzo: o lei o Irene.
L’atteggiamento egoistico di Tilda causerà la fine (temporanea) del rapporto tra le due amiche, tanto da costringere Làlage a tenere un quaderno come diario segreto per poter parlare con qualcuno.
Il tutto mentre Tilda le fa letteralmente un torto dopo l’altro: la schernisce, la usa, è benevola a quarti d’ora, passa dall’indifferenza alla totale confidenza nel giro di pochi minuti.
Làlage non solo non la manda a quel paese, ma alla fine si affeziona e sebbene riesca a ricucire con Irene alla fine della storia, manterrà sempre un certo affetto per Tilda, pur subendone sempre meno il fascino.
Questa ragazzina ha letteralmente la personalità di una scarpa.
(Ma)Tilda
È la cugina grande. Lo sono in quanto le madri di Tilda e Làlage sono sorelle. Terminata la terza media, la ragazza invece di andare nella riviera di Plaiamàr con la famiglia, viene obbligata a trascorrere le vacanze sulla sperduta Serpentaria con gli zii Pau.
Làlage capisce sin dal primo giorno che la cugina è stata mandata lì per punizione. Perché toglierle le vacanze in un lido di lusso per costringerla lì? Lo scoprirà qualche tempo dopo l’arrivo di Tilda, visto che in casa nessuno le dice nulla.
Tilda è una ragazza obiettivamente davvero notevole: incredibilmente bella, incredibilmente fascinosa, incredibilmente elegante e soprattutto coltissima. È sempre con un libro in mano e il suo autore preferito è Dostoevskij. Dovendo frequentare il ginnasio l’anno venturo, si esercita anche a studiare l’alfabeto greco e a scrivere nella medesima lingua.
Ha una preparazione davvero eccellente per la sua età. Peccato per il carattere. Tilda è anaffettiva, lunatica, prepotente, antipatica, irrispettosa e totalmente priva di sensibilità verso gli altri. I torti che farà a Làlage nel corso dell’estate non si contano ed alla fine legherà un pochino con la cugina più giovane solo perché effettivamente bisognosa del suo aiuto.
Insomma la tipica narcisista.
Infatti quando sull’isola sbarca la ricca ereditiera Daria, una sua coetanea (nonché cugina di Sveva Lopez del Rio), smette definitivamente di considerare Làlage. Salvo poi ritornare a parlarle quando Daria riparte in tutta fretta per il continente.
Tilda piagnucola sempre in stile lacrime di coccodrillo, sfrutta la cuginetta senza manco accennare un grazie, recita sempre la parte dell’umiliata e offesa (visto che le piace tanto Dostoevskij) con i suoi amori da ragazzina che gioca a fare la grande.
Tutto il mondo a suo dire congiura contro di lei, peccato che lei del mondo e di chi lo popola, se ne infischi sempre bellamente.
Una ragazzetta insopportabile che per poco non causerà la propria rovina e quella della sua famiglia, con un comportamento semplicemente sconsiderato.
Una vera piaga.
Considerazioni
finali
Devo essere sincera. Lo devo essere quantomeno per onestà intellettuale. Benché io adori Bianca Pitzorno (mi ha cresciuta) e la ritenga una delle più grandi autrici che abbiamo, questo libro non mi è piaciuto per niente.
Lo lessi la prima volta quando ero in target (12 anni) e lo abbandonai dopo pochi capitoli. Per spingermi a fare una cosa del genere, ce ne vuole davvero. Io per natura non lascio mai un libro a metà.
Perciò tempo dopo a circa 13 anni, lo rilessi. Questa volta per intero, non tanto perché mi piacesse ma perché appunto non volevo lasciarlo incompleto. In testa non mi rimase proprio niente.
Normalmente i libri di Bianca Pitzorno sono talmente penetranti che non puoi fare a meno di ricordare ogni cosa, ogni sfumatura, ogni dettaglio, ogni battuta di suddetti libri.
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| Una copertina del romanzo |
Ed anche questa volta niente. infatti l’ho riletto in questi giorni per fare questa recensione, sperando che con la maturità potessi coglierne i lati migliori e poter dare un giusto parere. Ma niente.
La narrazione è lentissima, pesante, si sofferma esageratamente su dettagli che ad un ragazzino non interessano e la trama è moscia da far paura. Considerando che il libro è pure un bel mattoncino, un ragazzino impiega tre secondi ad abbandonarlo.
La presenza di Tilda dovrebbe conferire ‘pepe’ ad una noiosissima estate isolana, ma di fatto non è così.
La vicenda ruota tutta attorno a Làlage e Tilda. Non abbiamo dei veri personaggi secondari che possano fare in qualche modo da contraltare.
Infatti l’introduzione verso la parte centrale della compagnia di attori girovaghi ‘Gli amici di Tespi’ non migliora di un grammo la situazione.
Làlage è un vero e proprio monumento all’inutilità: piagnona, vigliacca, lamentosa ed insopportabilmente infantile. Non sembra una ragazzina di 11 anni ma una bambina di 8. L’amicizia con Irene poi ricorda più un attaccamento morboso di due bambine che di fatto non hanno mai avuto vere alternative.
Tilda è troppo odiosa. Troppo. Il vero problema sta nel suo non essere l’antagonista. È soltanto una ragazzina egoista ed irresponsabile che di fatto la farà sempre franca. E non hai nemmeno la soddisfazione di vederle fare la fine che meriterebbe.
Quindi abbiamo: una undicenne veramente troppo infantile, ed una quattordicenne che pensa di essere già una donna vissuta.
Infine la trama. Alla Serpentaria di fatto non succede proprio niente.
Quel poco che succede o non coinvolge più di tanto le protagoniste (non direttamente almeno) o lo causa Tilda ma anche in questo caso non si va mai ad influire veramente sulla vicenda, visto che la ragazza non viene mai scoperta.
Sinceramente questo libro non mi è piaciuto e personalmente non me la sento di consigliarlo. Non c’è avventura, né morale, né mistero, né profondità di trama, né di psicologia dei personaggi.
Niente di quello che si legge s’imprime nella memoria. Completamente piatto.
Io ho elencato in questa recensione quanti più dettagli possibili perché comunque non voglio scoraggiare nessuno dal leggerlo, perché comunque si tratta di una impressione completamente personale.
Tuttavia lo consiglio se siete interessati a farvi un’idea della vita che si faceva nell’Italia degli anni 50’ e la mentalità delle persone l'hanno vissuta. In questo è maledettamente illuminante.
Per quanto mi concerne, questo libro è la prova provata che anche i migliori autori toppano qualche volta.
P.S. Re Mida venne scelto come giudice per una gara musicale tra il dio Apollo e il dio Pan. Avendo il re conferito la vittoria al secondo, Apollo per punirlo, gli fece uscire un paio di orecchie d'asino. Il re per vergogna, comincio' a coprirsi il capo con un elmo. Dopo un po' di tempo, la barba divenne incolta e ridicola, tanto che il monarca fu costretto a convocare un barbiere. Quando questi scopri' le sue orecchie, Mida lo minaccio' di morte se avesse rivelato a qualcuno il suo segreto. Il barbiere non reggendo lo stress della gente che gli chiedeva di continuo perche' il re girasse con un elmo, ando'ad urlare in un buco nel bosco la seguente frase: "Il re Mida ha le orecchie d'asino!".
Tempo dopo nel buco crebbero delle piante, tipo canneto. Un giorno, complice un vento molto forte, le piante emisero il seguente suono: "Il re Mida ha le orecchie d'asino!". Il suono arrivo' fino in citta' e tutti scoprirono il vergognoso segreto del re.
P.S. Re Mida venne scelto come giudice per una gara musicale tra il dio Apollo e il dio Pan. Avendo il re conferito la vittoria al secondo, Apollo per punirlo, gli fece uscire un paio di orecchie d'asino. Il re per vergogna, comincio' a coprirsi il capo con un elmo. Dopo un po' di tempo, la barba divenne incolta e ridicola, tanto che il monarca fu costretto a convocare un barbiere. Quando questi scopri' le sue orecchie, Mida lo minaccio' di morte se avesse rivelato a qualcuno il suo segreto. Il barbiere non reggendo lo stress della gente che gli chiedeva di continuo perche' il re girasse con un elmo, ando'ad urlare in un buco nel bosco la seguente frase: "Il re Mida ha le orecchie d'asino!".
Tempo dopo nel buco crebbero delle piante, tipo canneto. Un giorno, complice un vento molto forte, le piante emisero il seguente suono: "Il re Mida ha le orecchie d'asino!". Il suono arrivo' fino in citta' e tutti scoprirono il vergognoso segreto del re.
Autore MLG




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