Recensione: Io uccido

Io 

uccido


Struttura 

del 

romanzo

“Io uccido” è un romanzo di genere giallo/thriller dello scrittore italiano Giorgio Faletti. È stato pubblicato per la prima volta in Italia nel 2002.

Copertina del romanzo. Edizione Baldini&Castoldi


Con questo romanzo, l'autore è letteralmente agli esordi della sua carriera di scrittore, in quanto è già conosciuto presso il grande pubblico, come comico in trasmissioni televisive di successo come “Drive in”.

Giorgio Faletti, autore del romanzo

Come dicevo appunto “Io uccido” è stato letteralmente il suo esordio letterario. Il manoscritto è piuttosto lungo (680 pagine) e presenta un'impostazione classica a narratore onnisciente, ossia la famigerata figura letteraria che vede e sente tutti i pensieri dei personaggi coinvolti nella storia.
È strutturato in capitoli che sono semplicemente numerati dato che non possiedono un nome. Tranne quelli dove compare l'assassino.
I capitoli vissuti dal killer che in qualche modo permettono al lettore di cercare d'identificarlo, presentano la particolare denominazione di ‘Carnevale'. Ossia “Primo carnevale”, “Secondo carnevale”, “Terzo carnevale”ecc. Fino ad arrivare all'ultimo, chiaramente.
L'espressione ‘Carnevale' è riferita alla particolarità dell'omicida di scuoiare i volti delle sue vittime. Solo verso la fine si scoprirà il perché.
Lo stile narrativo è molto semplice, scorrevole e devo dire anche molto coinvolgente. Io personalmente sono stata molto presa dalla lettura e non vedevo l'ora di scoprire l'assassino.
La narrazione presenta anche una quantità incredibile di espressioni scurrili. Devo dire che tutto sommato come scelta fila bene, perché conferisce più colore e più realismo ai personaggi; e perché no, a volte anche dinamismo e simpatia.
Sicuramente peculiare come caratteristica narrativa invece, è l'essere un libro letteralmente strapieno di personaggi, tutti con la loro personalissima storia, il loro vissuto, i loro problemi e le loro colorite imprecazioni.
Suppongo sia stata una scelta voluta dall'autore per creare maggiore incertezza nel lettore sull'identità del presunto serial killer.

La 

trama

Dato che stiamo trattando un romanzo giallo, non intendo sbilanciarmi più di tanto.
La storia è ambientata a Montecarlo verso la fine degli anni novanta. Siamo nel principato più famoso del mondo: Monaco. Quindi vacanze, paradisi fiscali, vips, casinò, divertimento e chi più ne ha più ne metta.
La tranquilla vita di questo lembo di terra strapieno di milionari ma soprattutto quella del povero commissario Nicolas Hulot, che per inciso ormai stava solo pensando alla meritatissima pensione, viene sconvolta dall'arrivo di un pericoloso pluriomicida che minaccia la serenità del principato.
Vengono ritrovati all'interno di uno yatch volutamente mandato a incagliarsi contro il porto, due cadaveri: si tratta di un campione di Formula uno, Roland Jochen, e la sua compagna, Arijanne Parker, una nota campionessa di scacchi (tipo Bobby Fisher).
L'uomo è stato pugnalato, la donna affogata. Ma la cosa che fa accapponare la pelle al mondo è il fatto che i due siano stati post mortem scuoiati sulla faccia.
Insomma non hanno più un volto. 
Dalle indagini emerge subito che l'assassino aveva già palesato le proprie intenzioni con una telefonata anonima ad una famosissima emittente radiofonica durante il programma ‘Voices' condotto dalla nuova stella emergente del programma: il giovane, bello ed affascinante Jean Loup Verdier.

“Io sono uno e nessuno”
Il serial killer si presenta per la prima volta durante la trasmissione radio. “Io uccido” 

Inutile dire che nessuno sul momento aveva preso seriamente la comunicazione, come nessuno aveva immaginato che quest'omicida sfidasse la polizia durante la telefonata, lasciando un indizio musicale sull'identità delle vittime che intende colpire. La cosa ovviamente, si ripeterà ciclicamente.
Questo palese psicopatico è intelligente a modo suo: non lascia alcuna traccia sul luogo dell'assassinio, a parte la scritta col sangue delle vittime ‘Io uccido' fatta con uno stampo, quindi impossibile d'analizzare. Niente impronte, niente tracce. A parte una, che rivela un 43 di piede. Capirai.
Hulot che già dopo le prime indagini avrebbe già voglia di gettare il distintivo nel pattume, per puro caso riesce a coinvolgere un suo caro amico americano, ex agente dell'FBI attualmente in congedo, ma ben intenzionato a dimettersi: Frank Ottobre.
Frank viene da un vissuto familiare pesante. È quasi rimasto ucciso da una bomba assieme ad un collega della squadra narcotici, durante un'operazione di scambio di droga.
Solo dopo una lunghissima riabilitazione che lo ha lasciato più affettato di un prosciutto, sua moglie, ormai caduta in depressione, non riuscendo a sopportare che il marito tornasse a quello stile di vita, aveva preferito gettarsi in mare.
Frank dopo la morte della consorte è finito in manicomio per diverso tempo. Ora vuole solo lasciare il suo lavoro, ma alla fine per fare un favore ad Hulot, l'unica persona  che gli è stata accanto durante il suo calvario, decide di aiutarlo.
Anche quel poveraccio di Hulot oltre che con le indagini, deve fare i conti con i propri demoni: il suo unico figlio Stephàn è morto a 20 anni in un incidente stradale, e da allora, sua moglie Celìne continua a comportarsi come se il fatto non fosse mai accaduto, aspettando costantemente un figlio che non ritorna.  
Le indagini saranno lunghe visto che l'assassino è maledettamente astuto: continua a fare le sue telefonate provocatorie all'emittente radio, non lascia alcuna traccia, privilegia silenziose armi bianche stile Diabolik che ovviamente poi si riporta a casa. Non vi sono collegamenti apparenti fra le vittime che uccide.
Pertanto sarà davvero difficile prenderlo prima che colpisca altre persone che verranno tutte rigorosamente scuoiate sulla faccia a prova del suo macabro rituale.
Saranno un solo piccolo minuscolo errore, frutto di una sua personalissima manìa (come da manuale nei serial killer) ed un altro successivo errore di valutazione, a permettere al commissario Hulot e Frank d'incastrarlo.
A complicare il tutto durante le indagini, il generale americano Nathan Parker, padre della defunta Arijanne Parker, che aiutato dal suo sgherro il soldato Ryan Moss, è determinato a trovare l'omicida prima di loro al fine di ottenere la propria vendetta personale.
Nonostante tutte le avversità, i complotti, gl'intrighi, le manipolazioni d'indagine e le manomissioni di prove, Frank Ottobre riesce a catturare il famigerato ‘Nessuno' (così come viene definito dalla stampa e dai giornali) che finalmente riacquista un nome, un cognome e viene assicurato alla giustizia.
Non solo; dopo altri lutti e tremendi dolori, l'agente americano riuscirà finalmente ad avere la sua personale catarsi e a ricomporre con fatica quel parcellizzato mosaico che era diventata la sua vita, accanto ad una donna ancora più disastrata di lui in quanto ad esistenza vissuta.
L'unico vero happy ending di tutta questa sciagurata vicenda.

Considerazioni 

finali

Cercherò in questo paragrafo  di elencare i pro e i contro. Intendo essere assolutamente imparziale.
Pro: Il libro è scritto assolutamente bene. È coinvolgente, intrigante e si legge con interesse. Io personalmente ho impiegato tre giorni a finirlo.
Mi ha colpita come dicevo prima, l'incredibile moltitudine di personaggi che compaiono, tutti con storie personali accuratamente descritte, iper dettagliate con tanto di introspezione psicologica che portano il lettore ad empatizzare, tanto in positivo, quanto in negativo.
Forte e penetrante la presenza di un linguaggio crudo, diretto, ma soprattutto macabro. Specie quando l'autore indugia nelle descrizioni approfondite dei vizi dei vari personaggi.
Sicuramente questa caratteristica rappresenta un punto bonus per gli appassionati di genere.
Contro: Troppo lungo. Giuro stavo impazzendo. Capisco il voler inserire quanti più personaggi possibili per distrarre il lettore dalla presunta identità di ‘Nessuno', ma così è troppo.
Quando mi sono ritrovata a leggere, verso la fine della storia, l'ennesima biografia di uno scippatore che per sbaglio uccide Betrand (un membro dello staff del programma di ‘Voices'), giuro, stavo per eplodere.
Stavo per impazzire perche' parliamo di un tizio completamente a caso che compare  in un capitolo e basta per tutto il libro, proprio mentre stanno cercando di catturare ‘Nessuno'.
La tensione è alle stelle e tu mi propini la storia di questo qui?!
Purtroppo io sono una persona che non regge molto bene l'ansia da scoperta del killer.
Preferisco maggiori dettagli sulle indagini e sugli indizi.
Parliamo ora dell'assassino. Vorrei dirvi che mi ha sorpreso la sua identità. Vorrei dirvi che non me l'aspettavo fosse lui.
Purtroppo no. Da un dettaglio narrativo si capisce bene chi è. La storia personale dell'omicida invece, l'avrei gradita ancora più approfondita e dettagliata. È molto bella ed intrigante, ma ripeto, avrei voluto ancora più dettagli sul tremendo passato di ‘Nessuno'.
Se imposti una storia con un killer psicopatico e non uno che ha ucciso per un qualsivoglia tornaconto personale, mi aspetto che nel dettaglio vengano portati alla luce tutti i meccanismi di vita che lo hanno reso tale.
In questo l'ho trovato forse un po' generico. Specie dopo essermi sciroppata tutte le vite al limite delle vittime e non, di suddetto psicopatico.
Nel complesso però devo dire che mi è piaciuto molto.
Non manca quel particolare omicidio che infligge al cuore del lettore la coltellata finale, generando fastidio, dispiacere, senso d'impotenza e tanta, tanta amarezza.
Al punto da portarti a sentirti anche tu lettore, un'altra vittima designata di ‘Nessuno'.
Autore MLG

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