Recensione: L'altra donna del re

L'altra 

donna 

del 

re


Struttura 

del 

romanzo

Finalmente ci siamo. Sono molto emozionata a parlarvi di questo romanzo, che per quanto mi riguarda ha segnato l'inizio di una storia d'amore che perdura tutt'ora.
“L'altra donna del re” è stato in assoluto il primo romanzo storico scritto dall'autrice britannica Philippa Gregory. In Italia venne pubblicato nel lontano 2001 quando la sottoscritta frequentava ancora la terza media.
Era freschissimo d'uscita, un bellissimo mattone (650 pagine circa) dall'affascinante copertina rigida e le scritte dorate con tanto di effetto riflettente.

Copertina italiana del romanzo. Edizione Spearling & Kupfer

A proposito di mattoncino. Questo credo sia il romanzo della saga sui Tudor (ma anche rispetto a quella sui Plantageneti) più lungo in assoluto, ma questo non deve assolutamente scoraggiarvi.
Lo stile è di una semplicità unica (riflette effettivamente la forma mentis della narratrice Maria Bolena, che per inciso non era assolutamente una donna colta) e si fa leggere con la stessa voracità di quando uno squalo si avventa su una preda ferita.
Anche se ho letto questo libro per la prima volta a 13 anni ci tengo a riferire a scanso di equivoci, che il libro presenta uno stile semplice, ma di fatto spesso abbastanza scurrile. L'intento è calarsi nella mentalità, nel contesto e nel gergo colloquiale dell'epoca.
Quindi parolacce, ma soprattutto volgari espressioni gergali la fanno completamente da padrone, per tutta l'opera. Di solito è il personaggio di George Bolena, fratello di Maria ed Anna, a detenere il campionario più fornito di questo tipo di espressioni.
A me personalmente questa forte nota di colore piace, perché conferisce ancora più vigore al carattere dei personaggi ma mi rendo conto che si tratta di un qualcosa di prettamente personale. Ad ogni modo, io ho avvisato.
Dato che si tratta del primo romanzo storico scritto dell'autrice, vi anticipo già da ora che il suddetto presenta molti elementi appunto ‘romanzati' e presenta alcuni adattamenti a fini narrativi non storicamente accurati. Ma siamo all'inizio della carriera scrittoria della Gregory pertanto queste imprecisioni vanno perdonate. Semplicemente perché lo merita.
Il titolo originale del libro è “The other Boleyn girl” ossia “L'altra ragazza Bolena” ma Marina Deppish che venne scelta come adattatrice ufficiale italiana della scrittrice, al fine di attirare quanti più lettori possibile (dato che il cognome/storia dei Bolena non è che fosse famosissimo in Italia all'epoca) optò per un più generico “L'altra donna del re”.

Una delle copertine britanniche del romanzo

Quest'intitolazione era sicuramente più adatta ad un pubblico di lettori neofiti (magari qualcuno che avrebbe creduto di leggere una simpatica commistione fra Harmony e genere storico) e personalmente lo ritengo tutto sommato accettabile, visto che alla fine non altera minimamente il significato originale dell'opera.
L'adattamento italiano ha una perfetta sinonimìa di significato pari a quello inglese, in quanto entrambi mantengono quella perfetta ambiguità circa un manoscritto che tratta la vicenda di Maria Bolena oppure quella di sua sorella Anna. Pertanto va benissimo così.
Il racconto possiede una struttura molto interessante che vedremo successivamente riproposta con qualche leggera variante, nel libro “Il giullare della regina”;  sto parlando del narratore interno alla storia, oppure se preferite, il narratore non protagonista.
La Gregory infatti in questo romanzo ci porta all'interno della corte reale di re Enrico VIII d'Inghilterra, dove a venire raccontata veramente in ogni dettaglio, sarà l'ascesa e la caduta della donna che diventerà la sua seconda moglie: Anna Bolena.
Nonostante questa sia la storia di Anna (il libro inizia con il suo arrivo in Inghilterra e termina con la sua decollazione) non sarà lei a raccontarla, ma bensì sua sorella Maria, l'altra Bolena.
Maria infatti è la nostra narratrice non protagonista; lei racconterà l'ascesa e la caduta della sorella, lei sarà l'unica a sopravvivere alle vicende narrate, l'unica a poterci rivelare ‘tutte le diverse versioni che Anna aveva interpretato in una vita vissuta male'.
Maria è la nostra giornalista, la nostra cronista, la nostra spia, la nostra commentatrice, ma non la nostra opinionista: sarà il lettore a giudicare la storia di questa donna che volle, volle, volle e fortissimamente volle il proprio posto nella storia.

Maria, 

l'altra 

ragazza 

Bolena

Sebbene sua sorella sia diventata una delle donne più famose della storia (e non solo di quella inglese), Maria Bolena per noi contemporanei è quasi una totale sconosciuta. Eppure di fatto, fu lei a spianare la strada non solo alla sorella, ma all'intera famiglia Bolena/Howard a cui apparteneva da parte di madre.
Maria nasce a Blickling Hall presumibilmente tra il 1499 ed il 1500 a Norfolk (Anna nasce nello stesso luogo presumibilmente tra il 1500 e il 1501), ed è la figlia primogenita di Sir Thomas Boleyn e di lady Elizabeth Howard.

Sua madre e' una dei numerosi figli di Thomas Howard, II duca di Norfolk (il duca che aiutò Caterina d'Aragona a sconfiggere gli scozzesi come abbiamo visto nel romanzo“Caterina la prima moglie”).
Nel romanzo Philippa Gregory rappresenta Maria come la minore delle due sorelle Bolena, mentre in realtà è storicamente accertato che lei fosse la maggiore tra le due.
Primo, perché Maria fu maritata per prima (com'era uso nelle famiglie del tempo), secondo perché quando tanti anni dopo sorse una controversia fra il figlio di Maria, Enrico Carey, e la regina Elisabetta I, figlia di Anna, circa il possesso di alcune proprietà dei Bolena a Ormonde, la sovrana concesse i beni contesi al cugino, per via del diritto di primogenitura che la zia vantava su sua madre.

Ritratto di Maria Bolena

Quindi la questione non si pone. Dopo le sorelle Bolena, (sia nel libro che nella realtà) nasce il loro fratello George Bolena. La coppia non avrà altri figli giunti all'età adulta.
Thomas Boleyn (versione francesizzata della parola Bullen inteso come testa di bue o toro) il padre delle ragazze, non era un uomo altolocato, ma era incredibilmente ambizioso. Riuscì a farsi abilmente strada alla corte dei Tudor che come sappiamo, dava molto credito ai plebei che servivano bene il re. Infatti Bolena l'abbiamo già incontrato come amministratore di Margaret Pole nel romanzo “La maledizione del re”.
Riesce a fare una sfolgorante carriera lavorando duramente ed alacremente fino a divenire addirittura un diplomatico di spicco presso re Enrico VIII.

Disegno ritraente Thomas Boleyn 

È veramente un uomo che si è fatto da solo, con indiscusse abilità e capacità notevoli. Pertanto benché non nobile, riesce comunque ad imparentarsi con la potente famiglia Howard sposando la sorella del nuovo III duca di Norfolk: Elizabeth Howard.
Non sappiamo a livello storico (e nemmeno nel romanzo) come Elizabeth abbia preso questo matrimonio di rango inferiore, sta di fatto che il marito nel giro di poco tempo viene completamente assimilato dalla famiglia Howard, che vanta moltissimi membri.

Possibile ritratto di Elizabeth Howard Boleyn

Infatti Bolena lo vediamo aver davvero poca rilevanza nelle questioni familiari, dato che chi comanda è il fratello della moglie, il duca Thomas Howard.
Il padre delle due ragazze non fa altro che obbedire e non si sogna neppure lontanamente (come neanche la moglie del resto) di mettere in discussione le decisioni del cognato.
Quando Maria ha circa 4 anni ed Anna 3 (le due avevano pressappoco un anno di differenza), i genitori senza tanti complimenti, pare le abbiano mandate a vivere alla corte fiamminga al fine d'imparare la vita di corte.
Qui le due bambine diventano damigelle di Margherita d'Asburgo dove ricevono (soprattutto Anna la più svelta e la più studiosa fra le due) una preparazione elevatissima per le donne dell'epoca.
Tempo dopo le due ragazzine si trasferiscono in Francia, dove faranno parte del seguito della principessa Maria Tudor nei due mesi in cui sarà regina consorte al fianco di re Luigi XII, per poi rimanere al servizio della regina Claudia, la moglie di re Francesco I.
Maria nel libro ci viene presentata in modo molto più … diciamo edulcorato rispetto alla realtà storica.
Infatti il romanzo comincia con Maria che è rientrata in Inghilterra da circa un anno. Motivo del ritorno? I genitori le han trovato un gentiluomo da sposare: William Carey.

Ritratto di William Carey il primo marito di Maria Bolena

Maria quindi è sposata da quasi un anno e ci viene rappresentata come una fanciullina ancora ingenua, inesperta, spensierata, dolce, innamorata dell'amore che convive sì con il marito, ma per lui ovviamente non prova nulla, visto che son praticamente due sconosciuti. Insomma una dolce ed ingenua bambolina.
Nella storia narrata. Nella realtà Maria già in Francia si era guadagnata la simpatica nomea di ‘puledra inglese' ed altri poco eleganti nomignoli assegnatile dallo stesso re Francesco I di cui era già stata l'amante conclamata.

Re Francesco I di Francia, il primo reale amante di Maria Bolena

Probabilmente i genitori decisero di farla sposare prima che la reputazione della figlia superasse il canale la Manica e non riuscissero più a maritarla con un uomo inglese.
Quindi non era ingenua, non era timida, non era una credulona e non era affatto una donna che ‘non sapeva cosa fare' come è stata qui rappresentata. Inoltre, anche la sua eta' (cosi'come anche quelle di Anna e George) non corrisponde a quella che avrebbe dovuto avere.

Infatti qui ci viene spacciata per 14enne (all'inizio del libro) quando in realta' dovrebbe avere all'incirca tra i 20 ed i 21 anni.
Francamente ignoro il motivo per cui la Gregory abbia voluto stravolgere così tanto il carattere di Maria. Il fatto però che Anna invece sia stata descritta in modo preciso ed accurato, dimostra inequivocabilmente come Maria sia soltanto l'occhio e l'orecchio del lettore, e non la vera protagonista della vicenda.
Maria(come nella realtà) tra le due sorelle Bolena è indiscutibilmente la più bella: è bionda (andavano forti all'epoca), è chiara, è sensuale, è voluttuosa. Inutile dire che Enrico ci mette davvero poco a notarla. Altrettanto brevemente Maria diventerà la sua amante.
Nel romanzo lei è convinta di essersi innamorata di Enrico che comunque al suo tempo era uno degli uomini più attraenti d'Europa; scoprirà solo successivamente che quella che prova per lui è solamente mera attrazione fisica.

Re Enrico VIII ai tempi della relazione con Maria Bolena

Nel libro non vorrebbe tradire suo marito William per una questione di onestà più che di sentimenti; ma tutta la famiglia la spinge nel letto del re in ogni modo possibile.
Ad aiutarla come due abili ruffiani ci saranno il fratello George e la sorella Anna, appena arrivata anche lei dalla Francia. Le insegnano ogni trucco possibile per ammaliare il re e possibilmente convincerlo a sposarla.
Maria viene letteralmente ‘addestrata' a diventare l'amante di Enrico spalleggiata dallo zio, dai genitori e dallo stesso marito, il quale (almeno nel libro) sia pur a malincuore, accetta il ruolo del cornuto più famoso d'Inghilterra pur di permettere a tutta 'a famigghia' di avanzare socialmente.
Maria parla, si comporta e si muove in maniera del tutto calcolata, studiata al solo scopo di compiacere Enrico. Non sono ammessi errori, non sono ammesse lagnanze, non sono ammessi tentennamenti, né tantomeno rimostranze.
Il piano riesce: Maria ottiene dei gioielli, dei vestiti, ma ad arricchirsi davvero grazie a lei come un branco di avvoltoi affamati, saranno gli uomini della sua famiglia che ottengono cariche, titoli e terre, ossia il quintuplo di quello che riceve lei.
I genitori di Maria diventano da poco più che plebei a visconti di Rochford, così come George diviene automaticamente il loro erede.
William Carey dal canto suo, ottiene terre da amministrare a fiumi e con esse il titolo nobiliare di baronetto.
Maria all'inizio si compiace di tutto questo; tra lei ed Anna c'è sempre stata una fortissima rivalità e lei è felicissima all'idea che la sorella la invidi, che il re la preferisca e che venga ritenuta da tutti la donna più bella della corte, mentre Anna è poco più che un'ombra senza rilevanza.
Tutto questo dura quasi 4 anni. Anni in cui i sentimenti di Maria per Enrico si vanno affievolendo in concomitanza con la nascita dei suoi figli. Prima viene al mondo la piccola Catherine Carey e successivamente il piccolo Henry Carey.
(Nel libro il bambino viene chiamato Enrico, ma qui non voglio creare confusione con il re)
Ancora oggi è motivo di profonda discussione fra gli storici sulla paternità dei figli di Maria Bolena. La Gregory nel romanzo l'ha attribuita al re per entrambi i bambini. Altri studiosi sostengono che solo Catherine fosse figlia del monarca, mentre altri solo Henry.
Di fatto quando nacque Catherine, la relazione fra il re e Maria era appena agli inizi, mentre quando nacque Henry era praticamente agli sgoccioli.
Sappiamo che alla nascita di entrambi, William Carey fu generosamente ricompensato con possedimenti da amministrare; una tecnica spesso usata da Enrico per sdebitarsi con i mariti cornuti che si accollavano la sua prole illegittima.
D'altra parte il re aveva notoriamente orrore del parto e difficilmente proseguiva una relazione con una donna una volta che questa diveniva madre; il che da credito alla teoria che solo Catherine fosse figlia di Enrico.

Ritratto di Catherine Carey

Suppongo che tale atteggiamento fosse dovuto ad una sorta di shock emotivo che Enrico subì a causa della morte improvvisa della madre, Elisabetta di York, deceduta proprio a causa del parto quando lui aveva solo 11 anni.
Comunque Catherine una volta divenuta una donna adulta e maritata, ebbe una figlia dai capelli rossi chiamata Lettice Knollys, identica alla regina Elisabetta I. Qusta ragazza non aveva propriamente i capelli rosso carota della regina Tudor, ma comunque erano di un bel biondo ramato. E di rossi a corte non c'erano che i Tudor.

Tondino ritraente Catherine Carey


Henry invece, era biondo con gli occhi azzurri e per molti contemporanei somigliantissimo al re. Io non sono brava con le somiglianze, pertanto vi lascio il ritratto e giudicherete voi.

Ritratto di Henry Carey

Tuttavia la famiglia Bolena/Howard rimane profondamente delusa dopo la nascita del piccolo Henry. Infatti si aspettavano che il bambino esattamente come Henry Fitzroy il figlio della cameriera Bessie Blount, venisse apertamente riconosciuto. Invece no.
Entrambi i bambini si prendono il cognome Carey ed Enrico si allontana sempre di più da Maria come da prassi ormai consolidata.
La donna pertanto deve ritornare da suo marito William e tentare di ricucire il proprio matrimonio. William infatti ha acconsentito al tradimento, ma non l'ha perdonato in realtà.
L'uomo è in costante lotta con se stesso in quanto è consapevole che per quanto possa essere arrabbiato con la moglie, di fatto è lui a non essere stato abbastanza uomo da imporsi sulla famiglia di Maria e a non aver avuto nemmeno la dignità di evitare di speculare sull'adulterio.
Con molte difficoltà i due coniugi riescono a ritrovarsi, anche se Maria è più mossa dalla paura di perdere i figli che dall'affetto.
Dopo la nascita dei suoi bambini la ragazza si rende sempre più conto di quanto Enrico sia solo un grosso bambino viziato ed egoista, tanto che la sua empatia nei confronti della regina Caterina si fa ogni giorno sempre più forte.
Viene posta particolare enfasi sulla profonda ammirazione che Maria nutre nei confronti della regina Caterina, della quale tra l'altro, sarebbe la dama di compagnia prediletta. Infatti nel libro Maria chiama la figlia proprio in suo onore.

Tondino ritraente Caterina d'Aragona

Nella realtà storica Maria attirò da subito lo sguardo del re con la sua sensualità, con il suo essere una donna sposata (quindi meno complicata da gestire rispetto ad una nubile Bessie) e con una  reputazione non proprio immacolata. Ho i miei seri dubbi che quelle due provassero anche solo una vaga simpatia l'una per l'altra.

Caterina d'Aragona

Ad ogni modo Maria soffre molto per il dolore che arreca alla regina con il suo comportamento, ma nel romanzo più di una volta si troverà a doverla tradire.
Maria è totalmente succube della famiglia che la controlla costantemente con l'arma del ricatto, resa ancora più affilata dopo la nascita della sua prole.
A Maria i figli vengono portati via subito dopo il parto e mandati al castello di Hever, una residenza dei Bolena. Maria può andare a trovarli solo l'estate e soltanto con il permesso dello zio. Permesso che le viene accordato in base a quanto abbia lavorato bene per la famiglia grazie ad una condotta sommessa ed ubbidiente.
Maria è un'ottima madre. Ama i figli, soffre quando è senza di loro ed è disposta a sopportare qualunque angheria pur di non perderli, oltre a cercare per quanto possibile, di tenerli accanto a sé a lungo.
Esattamente il contrario di come aveva fatto la sua famiglia con lei ed Anna, una famiglia che scopriamo essere semplicemente ripugnante oltre che moralmente aberrante.
A capo come abbiamo detto vi è Thomas Howard il duca di Norfolk:
(il soggetto che abbiamo già visto maltrattare psicologicamente la principessa Maria nel romanzo “La maledizione del re”)

Thomas Howard, III duca di Norfolk, zio di Maria ed Anna

Questi è un uomo totalmente privo d'istruzione e di qualsivoglia tipo di coscienza, che gestisce il clan Howard esattamente come un pappone farebbe con il proprio seguito di prostitute e magnaccia.

“No! Ecco la questione! Tu non godi del favore del re e quindi nemmeno del mio. Torna nel suo letto e potrai fare tutto ciò che vorrai. Puoi chiedergli di allestirti una stanza dei bambini, puoi cullare i tuoi figli sul trono d'Inghilterra, puoi bandirmi! Ma fuori dal suo letto non sei altro che una sciocca puttana che non sta a cuore a nessuno.”
Il duca di Norfolk risponde a Maria che voleva andare dai suoi figli invece di tornare a fare l'amante del re. “L'altra donna del re” di Philippa Gregory.



Ritratto intero di Thomas Howard, III duca di Norfolk

Il duca ha una quantità infinita di fratelli e sorelle e non si fa il benché minimo scrupolo a sfruttare le nipoti (figlie dei fratelli o delle sorelle poco importa) gettandole davanti al re come fossero delle escort al fine di fargli guadagnare più soldi, più potere, più terre.
Il tutto con la perfetta compiacenza dei genitori ovviamente.
Ha un matrimonio infelicissimo con la moglie, infatti i due son separati in casa; hanno soltanto una figlia, che lui ovviamente si guarda bene dallo svendere. Non perché la ami. È solo per una questione di prestigio personale.
È Mary Howard, la ragazza che abbiamo visto nel romanzo “La maledizione del re” che finisce sposata ad Henry Fitzroy, il figlio illegittimo di Enrico.
Il duca all'inizio sfrutta le nipoti come pedine da gioco solo per arricchirsi, ma quando ormai è ufficiale che la regina Caterina non può più avere figli e la corona d'Inghilterra è senza un erede, esige che le ragazze si espongano affinché si facciano sposare o quantomeno restino incinte, in modo da avere un maschio da poter eventualmente mettere sul trono.
Maria è il gradino perfetto: dolce, sottomessa e troppo timorosa della famiglia per potersi ribellare; ma quando Enrico si stanca di lei e non ottengono nulla a parte qualche iarda di terra in più (secondo lui), puntano tutto su Anna che ha ricevuto ordine proprio da loro di ‘portare via' Enrico alla sorella quando questa stava per partorire il figlio Henry.
Ovviamente quando sarà il turno di Anna di avere i figli, lui avrà sempre pronte altre nipoti da inserire nel letto reale, come ad esempio Madge Shelton. Una vera prostituzione d'alto bordo.
Tutto questo per impedire a qualunque ragazza non appartenente 'alla famigghia' di trarre beneficio dalla “benevolenza” del re. Un capo mafioso.
Il destino di Maria sembra segnato. Lei stessa non ripone grandi aspettative sul suo futuro mentre osserva tutti gli uomini della famiglia impadronirsi di ciò che lei si è guadagnata, compresi i suoi figli.
Tutto cambia però quando una tremenda epidemia di peste le uccide il marito rendendola vedova. Vedova e povera perché William non le ha lasciato proprio niente dato che non prevedeva di morire così presto.
Nel frattempo sua sorella Anna è riuscita ad ammaliare il re ma la famiglia vorrebbe accantonarla in quanto ora che Maria è libera e con un figlio maschio, sarebbe l'opzione ideale da frapporsi a Caterina.
In tutto questo l'opinione delle due ragazze non verrà minimente presa in considerazione. Anna non vuole essere soppiantata, Maria non rivuole il regale amante; vorrebbe andare a vivere con i figli in campagna e sparire dalla faccia della Terra. Ma non può. Lei è quella che deve fare sempre come le viene detto. Finché finalmente non incontra William Stafford.
Il romanzo inizia con la decapitazione di Edward Stafford, il duca di Buckingham (l'abbiamo visto nel romanzo “La maledizione del re”) e William è un suo lontano nipote.
La rovina del duca è stata anche quella di tutta la famiglia Stafford e quindi l'uomo per parecchio tempo si mette al servizio del duca di Norfolk per poter sopravvivere. Poi con il denaro ricavato da diversi lavori svolti, compra una piccola tenuta nell'Essex.
Nel romanzo s'innamora di Maria appena la vede, e la amerà follemente nonostante la reputazione di Maria ormai sia ben nota e risaputa da tutti gli inglesi.
Lei sarà combattuta per lungo tempo.
È troppo abituata a servire i congiunti e come se non bastasse Anna ormai divenuta la favorita del re, ha legalmente ‘adottato' suo figlio. In altre parole le ha portato via il bambino e senza il suo permesso non può nemmeno vederlo.
Ma l'amore sarà più forte e per la prima volta in vita sua, Maria prenderà la decisione più difficile e coraggiosa di tutta quanta la sua intera vita: sceglie di smettere di essere l'altra donna del re, di essere l'altra ragazza Bolena, di essere una delle tante damigelle Howard, di essere la puttana dell'anno passato (come viene definita dal popolino) e di diventare soltanto l'unica e sola lady Stafford.
Lei e William si sposano in segreto e quando la donna resta incinta ovviamente Anna la scaccia dalla corte. Per sempre. A lei ed il consorte non resta altro che scomparire dal mondo in attesa di tempi che le permettano di riabbracciare i figli.

George: Non è stata trattata al meglio – ammise - avevamo altre mete in mente che la sua felicità. 
William Stafford: Lo so. Ma io no”
George e William riferendosi a Maria in “L'altra donna del re” di Philippa Gregory


Maria e William avranno due bambini: Anna ed Edward ma pare che morirono entrambi nella prima infanzia (nel romanzo non viene detto).
A questo punto abbiamo una profonda spaccatura fra la realtà storica ed il racconto.  Nella realtà Maria non tornò mai più a corte.
Il suo matrimonio causò un tale imbarazzo alla famiglia che non le venne mai più concesso di tornare. Ci saranno tentativi da parte di Maria di mettersi in contatto con Cromwell al fine di farlo intercedere per lei presso il re. Ma ad Enrico non importa un bel nulla di lei. Allora scrive al padre, allo zio, al fratello. Niente. Solo Anna, impietosita, le manda una coppa d'oro e del denaro; ma niente perdono.

Ma Maria dichiaro' sempre di non essersi mai pentita della sua scelta.

E fu proprio grazie a questo che Maria ebbe salva la vita. 
Infatti quando Anna e l'intera famiglia Bolena verranno travolti dallo scandalo e condannati a morte, Maria si salverà grazie alla sua ormai totale estraneità ai Bolena.
Dopo la morte dei genitori con cui Maria non avrà mai più alcun contatto dopo la dipartita dei fratelli, ne erediterà tutto il patrimonio. Pertanto con William ed i figli si trasferirà nei possedimenti paterni.
Nel libro dato che la Gregory non poteva rimanere senza il narratore, inventa un temporaneo perdono da parte di Anna (nel libro infatti era stata Anna a volere a tutti i costi il suo allontanamento non tanto gli altri) che permette a Maria di tornare a corte accompagnata dalla figlia Catherine, ormai 12enne.
Da lì Maria senza nessun particolare stravolgimento rispetto alla storia vera, prima di abbandonare per sempre la capitale, assisterà al tradimento della sua famiglia, alla fine di sua sorella e conseguentemente al termine della loro eterna rivalità.

 Anna 

Bolena 


l'amaro 

prezzo 

della

ambizione

Sono passati quasi 15 anni dal matrimonio fra re Enrico VIII e Caterina d'Aragona. La regina ha avuto sei gravidanze ed ha perso tutti i figli che aveva. Ne resta solo una, la principessa Maria che ha 6 anni.
La faccenda dell'erede al trono logora il re ogni giorno di più e quando per la moglie giunge la menopausa precoce a 37 anni, il monarca capisce che ormai è davvero finita. Non ci saranno altri principi Tudor.
Ormai Caterina d'Aragona è sempre più estraniata dalla corte. Ha deluso suo marito per cui non merita più né affetto né rispetto. Enrico spesso la ignora, la critica o la lascia semplicemente da sola.

Re Enrico VIII ai tempi della relazione con Anna Bolena

Se politicamente gli viene qualcosa di vantaggioso dall'alleanza con la Spagna, allora si ricorda di avere una moglie spagnola e mostra benevolenza fino al prossimo cambio di marea e d'umore.
Per i nobili della corte è un'occasione di quelle che mai più si ripresenteranno: un re nel fiore degli anni che ha disperatamente bisogno di un erede, una regina vecchia, un maschietto illegittimo ed una bambina di 6 anni.
Infatti Enrico ha già riconosciuto il figlio Henry Fitzroy avuto dalla cameriera Bessie Blount, nominandolo doppio duca.
Tutti si aspettano che farebbe altrettanto con altri potenziali eredi maschi. Ma così non avviene.
Maria da al re un figlio maschio, ma questi prende semplicemente il nome del marito. Enrico non ha intenzione di riconoscerlo.
In effetti sarebbe piuttosto arduo oltre che imbarazzante per un re che fino a quel momento si era vantato di essere il ‘Defensor fidei'  ossia ‘Il difensore della fede' (titolo concessogli dal Papa per un suo trattato religioso volto a difendere l'istituzione cattolica e papale)  riconoscere il figlio avuto da una donna sposata.
Enrico aveva sempre avuto modo di leggere la Bibbia
(all'epoca la si leggeva ogni giorno, com'era un obbligo partecipare alla messa almeno cinque volte al giorno)
e conosceva perfettamente le sacre scritture, visto che prima della dipartita del fratello Arturo, suo padre l'aveva destinato alla carriera ecclesiastica. Pensate, sarebbe dovuto divenire arcivescovo di York. Ma andiamo avanti.
Il re quando aveva sposato Caterina, l'aveva fatto basandosi sul seguente passo della Bibbia:
“Se dei fratelli staranno insieme e uno di loro morirà senza lasciare figli, la moglie del defunto non si sposerà fuori, con uno straniero; suo cognato verrà da lei e se la prenderà per moglie, compiendo così verso di lei il suo dovere di cognato; e il primogenito che lei partorirà porterà il nome del fratello defunto, affinchè questo nome non sia estinto da Israele. Se quell'uomo non vuole prendere sua cognata, la cognata salirà alla porta degli anziani e dirà: ‘Mio cognato rifiuta di far rivivere in Israele il nome di suo fratello; egli non vuole compiere verso di me il suo dovere di cognato'. Allora gli anziani della sua città lo chiameranno e gli parleranno. Può darsi che egli persista e dica.  ‘Non voglio prenderla'. In questo caso sua cognata gli si avvicinerà in presenza degli anziani, gli leverà il calzare dal piede, gli sputerà in faccia e dirà: ‘Così sarà fatto all'uomo che non vuole ricostruire la casa di suo fratello'. La casa di lui in Israele sarà chiamata ‘La casa dello scalzo'.”
Tratto dal libro Deuteronomio Antico Testamento Sacra Bibbia
Questo passo era universalmente accettato in tutto il mondo cristiano. La pratica di sposare la moglie di un fratello defunto si chiamava Levirato.
Se vi capiterà mai di leggere la Bibbia in modo approfondito, sappiate che tutte le regole elencate nell'Antico Testamento, sia nel periodo medievale che in quello primo rinascimentale, venivano applicate alla lettera nella vita di tutti i giorni.
Tanto per fare un esempio una donna gravida era obbligata a trascorrere le ultime sei settimane di gestazione in totale isolamento dal mondo, al buio e solo in compagnia di donne, in quanto impura.  
Solo dopo il parto a seconda se aveva generato un maschio o una femmina, doveva trascorrere in isolamento almeno altre tre settimane prima di ricevere dal prete (attraverso una grata) la benedizione post parto che la purificava del tutto, permettendole così di ritornare alla vita pubblica.
Questo è solo uno dei tanti esempi.
Ebbene comprenderete quindi la difficoltà del re Tudor nel trovarsi nella Bibbia anche questo testo:
“(…) Non farete quello che si fa nel paese d'Egitto dove avete abitato, né quello che si fa nel paese di Canaan dove io vi conduco e non seguirete i loro costumi. Metterete in pratica le mie prescrizioni e osserverete le mie leggi per conformarvi ad esse. Io sono il Signore vostro Dio. Osserverete le mie leggi e le mie prescrizioni, per mezzo delle quali chiunque le metterà in pratica vivrà. Io sono il Signore. Nessuno si avvicinerà ad una parente carnale per avere rapporti sessuali con lei. Io sono il Signore. (…)Non scoprirai la nudità della moglie di tuo fratello: è la nudità di tuo fratello.(..) Non vi contaminate con nessuna di queste cose; poiché con tutte queste cose si sono contaminate le nazioni che io sto per cacciare davanti a voi.(..) Voi dunque osserverete le mie leggi e le mie prescrizioni e non commetterete nessuna di queste cose abominevoli: né colui che è nativo del paese, né lo straniero che abita in mezzo a voi.(…) Poiché tutti quelli che commetteranno qualcuna di queste cose abominevoli saranno eliminati a dal mezzo del loro popolo. Osserverete dunque i miei ordini e non seguirete nessuno di quei costumi abominevoli che sono stati seguiti prima di voi, e non vi contaminerete con essi. Io sono il Signore vostro Dio”.
Tratto dal libro Levitico Antico testamento Sacra Bibbia
Enrico si convince sulla base del minaccioso tono del Levitico che il suo matrimonio con Caterina è maledetto ed è per questo che non hanno avuto figli.
All'inizio la sua perplessità è debole, tanto che si limita a parlarne con uomini di Chiesa come il cardinale Wolsey, ma la spinta propulsiva a sbarazzarsi della moglie l'avrà solo dopo l'incontro con Anna Bolena (Nan de Boleyn, Nan Bullen, Anne Boleyn, Anna Bolina ecc.)

Ritratto di Anna Bolena

Il romanzo comincia esattamente con l'arrivo di Anna dalla Francia dove si prestava a fare da dama di compagnia alla regina Claudia. A differenza della sorella maggiore non ha una brutta reputazione che la precede, semplicemente torna perché i suoi genitori le han trovato marito. L'idea sarebbe di sistemarla con James Butler nella famiglia dei conti di Ormonde, che tra le altre cose sono pure parenti alla lontana della ragazza.
Anna perciò arriva tranquillamente in Inghilterra e qui avrà il ruolo di dama di compagnia della sorella del re, Maria, la regina vedova di Francia. Anche se di fatto finisce posta a servizio della regina Caterina.
Anna dalla sua prima entrata in scena mette subito in chiaro la sua profonda diversità rispetto alla sorella. È una donna scaltra, intelligente, astuta, che sa ciò che vuole e come ottenerlo.
Ha imparato in Francia la nobile arte del civettare con eleganza, veste e parla con marcato accento francese.
Anna infatti non ha mai nascosto la sua fortissima simpatia per i francesi e per la loro cultura. Indossa i loro copricapi, veste come loro e nonostante non abbia parenti francesi, si ostina ad utilizzare quell'accento in modo forse pure irritante per un inglese.
Anna inoltre possiede davvero una cultura notevole per una donna del suo tempo; è svelta e studiosa, dotata di una grande favella nonché trilingue dall'età di 3 anni (latino, francese ed inglese).
Ha una grande passione per la lettura, infatti ama i libri impegnati ed è sempre aggiornata sulla politica e su tutto ciò che accade nel mondo. Senza dubbio una donna fuori dal comune. Maria ovviamente è il suo opposto come abbiamo già avuto modo di constatare.

Ritratto di Anna Bolena

Ma in un'epoca dove le donne venivano apprezzate solo e soltanto per il loro aspetto, all'inizio la giovane dama fa fatica ad inserirsi. Anna non era propriamente quella che si dice una Jennifer Aniston: bruna, occhi neri, carnagione olivastra. Nonostante fosse molto affascinante, avesse davvero buon gusto nel vestire ed un'eleganza fuori discussione, almeno all'inizio viene letteralmente eclissata dalla bellissima sorella Maria.

Durante "il fidanzamento" con Enrico, gli stessi ambasciatori stranieri rimanevano sempre sconcertati, di come il re inglese stesse smuovendo mezzo mondo per una donna che tutto sommato non era tutto questo granche'.
Nel libro Anna è molto sicura di sé e dei propri mezzi, tanto che non sembra nemmeno particolarmente interessata alla lìason amorosa tra sua sorella ed il re. Indubbiamente  trova l'uomo attraente e sembra invidiare Maria solo perché si rende conto di come la famiglia ora dia più molto credito ed importanza a lei.

Possibile ritratto di Anna Bolena. Io non penso sia lei. Niente copricapo francese, niente girocollo con la B di Bolena e persino il viso mi sembra diverso.

Ad ogni modo la tranquillità di Anna scompare quando i suoi genitori e gli Ormonde non riescono a mettersi d'accordo per la dote e le nozze vengono annullate.
La famiglia Howard/Bolena è troppo presa dalla ricchezza e dal prestigio che Maria sta portando loro grazie alla relazione con il sovrano, per preoccuparsi di lei e del suo futuro.
Questo la manda letteralmente su tutte le furie. Anna ha un carattere iracondo, intemperante, prepotente, arrogante ed un'anima costantemente corrosa dall'acido dell'ambizione.
Nella versione romanzata emerge chiaramente il tratto di ‘bambina non amata' (per usare un termine di psicologia) di Anna.
Una bambina che sin da piccola ha imparato che l'amore, il rispetto e l'affetto si ottengono solo in cambio di buone valutazioni da parte degli altri e costanti riconoscimenti esterni; Anna è incapace di riconoscere e soprattutto donare amore disinteressato.
Tutto ciò che sa è che solo diventando ‘qualcuno' potrà essere vista dalla famiglia e quindi amata. In altre parole dev'essere sempre perfetta, dev'essere sempre la migliore in ogni cosa.
Vi ricorda qualcuno per caso?
No? Vi rinfresco la memoria. Anna è esattamente come Margaret Beaufort, la nonna paterna di Enrico.
Anna è colta ed intelligente, ma è acida, saccente, arrogante, dispotica, simulatrice, manipolatrice ed approfittatrice. Non è capace di provare né empatia, né commozione, né tenerezza.
La vittima preferita di questo suo meraviglioso carattere è proprio Maria che Anna si diverte a sbeffeggiare, insultare e deridere. Anche maltrattare all'occorrenza.
Ovviamente sta sempre attentissima che nessun estraneo la veda mai nell'ambito del privato. Ed è pure fortunata ad avere un fratello e una sorella che non hanno la forza di carattere di mandarla a quel paese.
Non solo, indovinate un po'? Esattamente come la Beaufort, Anna non fu mai e dico mai capace di stringere amicizie femminili. Infatti è sempre circondata da uomini con cui civetta, discute, cinguetta ma senza mai legarsi a nessuno a meno che questo non le porti qualche vantaggio. Fino a quando Henry Percy non s'innamora di lei.

Tondino ritraente Anna Bolena

Anna poco dopo l'annullamento del suo matrimonio, riesce a radunare diversi spasimanti attorno a sé, tutti strettamente vincolati al codice dell'amor cortese che andava tanto di moda a quei tempi.
Suddetto codice lo possiamo allegramente sintetizzare nella seguente espressione: una donna che la promette ma non mantiene.
Il cortigiano nonché poeta Thomas Wyatt, s'invaghisce di Anna alla follia e dovrà andarsene in Francia per sottrarsi a quest'amore impossibile; mentre il giovane Henry Percy riesce a conquistarla.
Anna almeno inizialmente è più interessata al fatto che Henry Percy sia l'erede del ducato del Northumberland (e quindi uno degli uomini più ricchi del regno) che al suo sentimento.
Henry ha uno o due anni meno di lei ed Anna si comporta come se lui fosse un ragazzino; ma finisce per innamorarsene.

Disegno ritraente Henry Percy duca del Northumberland

Per fare in modo che le famiglie acconsentano al loro fidanzamento (troppa disparità sociale tra loro) Henry ed Anna si sposano in segreto e consumano il matrimonio.
Nel libro quando vengono scoperti la reazione dei genitori è terribile: Wolsey la bolla come unione de futuro (ossia come una eventuale promessa di sposarsi se possibile) e visto che Percy era sotto la tutela del cardinale, viene subito rimandato a casa ed obbligato a sposare l'ereditiera Mary Talbot, scelta appositamente dal padre per lui.
Anna invece nonostante le suppliche, trova un fermo rifiuto ad assecondarla da parte della famiglia, che è interessata soltanto ad avere una reputazione abbastanza buona da far continuare Maria a rimanere nel letto del re. Anna viene mandata in esilio nel castello di Hever per punizione.
Henry Percy non cede subito. Tenta in ogni modo di mettersi in contatto con Anna che non riceverà mai le sue lettere; in sua vece risponde Maria su dettatura della madre, dove fanno credere al giovane che lei lo abbia lasciato. Alla fine lui si piega e sposa la Talbot. Anna sentendosi tradita non vorrà mai più sentirlo nominare (ignora gli intrighi dei genitori).
Ad oggi gli storici ritengono che Wolsey sciolse la loro unione in quanto fu il re (invaghitosi di Anna) ad impedire le nozze. In realtà è storicamente improbabile. All'epoca re Enrico era ancora immerso nella sua relazione con Maria e solo dopo la nascita del piccolo Henry Carey, la giovane Anna venne notata dal re. 
Inoltre ad Enrico avrebbe fatto molto più comodo che Anna si sposasse, in modo tale da poterla avere subito come amante senza complicazioni di alcun genere. Da nubile invece sarebbe stato tutto più problematico.
Infatti durante la nascita del secondogenito Carey, gli Howard sapendo perfettamente che il re come da prassi si sarebbe preso un'amante per il periodo d'isolamento di Maria, cercano una nuova damigella per incantare il re.
Pertanto Anna riceve dallo zio l'ordine di sedurlo soppiantando la sorella. Ed Anna che non aspettava altro che una scusa per farsi avanti, ‘obbedisce'.
Anna monta una brillante strategia volta a far credere al re che lui la stia seducendo quando in realtà è esattamente l'opposto.
Ogni mossa è studiata, ogni battuta calcolata, ogni dettaglio del suo aspetto e del suo carattere meticolosamente programmato. E quando la famiglia Bolena realizza che grazie alla sua ‘verginità' potrebbe anche essere presa in considerazione come moglie, Maria viene abbandonata alle ortiche ed il clan Howard segue la sua nuova stella in ascesa.

Ritratto di re Enrico VIII ai tempi della relazione con Anna Bolena

Anna avrà solo un momento di temporanea resa: quando contrae la peste. Infatti il suo regale innamorato, da sempre terrorizzato dalle malattie, la abbandona e fugge in campagna con pochissime persone, tra cui la moglie Caterina e la figlia Maria. Le manderà delle lettere, ma al ritorno sarà sicuramente più raffreddato. Allora i Bolena/Howard cercheranno di rimettergli davanti Maria ora che è una vedova.
Di fronte a questo nuovo voltafaccia, Anna realizza che l'affetto e la stima dei suoi congiunti sono direttamente proporzionali a quanto una donna riesca ad avvicinarsi al re.
Anna è una donna tendenzialmente sola, senza l'amore di nessuno, che ha perso l'unico uomo che amava. A quel punto permette al tarlo dell'ambizione di divorarla fino all'osso.
Ingaggia una lotta con se stessa ancora più terribile di prima per diventare non l'amante del re, non una semplice favorita, ma la regina d'Inghilterra.
Tiene al guinzaglio il re ammaliandolo con tutto il suo fascino, la finta gelosia nei suoi confronti, il fingere l'innamoramento ma soprattutto con la sua grande cultura e determinazione.
Anna porta ad Enrico i libri che legge, lo consiglia, lo supporta e lo convince a fare tutto ciò che ritiene opportuno per sbarazzarsi di Caterina la quale da parte sua, non ne vuole proprio sapere di cedere.
Nel contempo sfruttando la sua certificata virtù (l'unione con Percy era stata totalmente insabbiata da Wolsey) si nega al re. Se la vuole, dovrà sposarla.
Sa perfettamente quanto Enrico sia affascinato da ciò che non può avere e non può rischiare che perda interesse, data la sua indole volubile.
Anna non ha mai dimenticato la sprezzante e gelida sufficienza con cui Wolsey l'aveva trattata, ritenendola una donnetta troppo inferiore per un Percy e di fatto senza nessun valore o utilità per lui.
La rabbia per l'amore perduto, per l'umiliazione subita e l'affronto mai accettato, spingono Anna a volere Wolsey distrutto.
Da parte mia ho sempre avuto la personalissima opinione che dietro la grande passione di Anna per la riforma della Chiesa, ci fosse tendenzialmente l'odio per la struttura cattolica all'epoca rappresentata in Inghilterra da Wolsey.
L'odio verso il cardinale l'ha spinta ad osannare questa nuova religione che comunque dei punti sensati li aveva, data la profonda corruzione in cui versava la Chiesa Cattolica del tempo.
Ad ogni modo la donna ottiene che Enrico si dia da fare per ottenere l'annullamento da Caterina per poi sposarla.
Questo tira e molla durerà la bellezza di 6 anni. Sei anni in cui re Enrico in pratica non potrà avere né moglie né amanti.
Anna infatti è spietata quando s'accorge di un calo d'interesse nel suo regale nonché platonico amante.
In questo lungo lasso di tempo riesce finalmente ad annientare Wolsey, colpevole di non essere riuscito ad ottenere l'annullamento del matrimonio di Enrico presso la Santa Sede.
Dopo la dipartita del cardinale, Anna crea un masque (una rappresentazione in costume molto diffusa all'epoca) intitolato ‘Il cardinale sceso all'inferno' dove si vede Wolsey divorato dai demoni. Una scena raccapricciante.
Personalmente trovo che il personaggio di Anna Bolena abbia molti tratti in comune con entrambe le nonne di Enrico; per la Beaufort l'abbiamo già detto, ma anche con la Woodville.
Anna è una donna di rango troppo inferiore per sposare un re e proveniente da una famiglia che di fatto si è arricchita proprio grazie alla posizione della figlia; infatti il padre di Anna diventa conte di Whiltshire e Ormonde grazie a lei, mentre suo fratello George visconte di Rochford. Ma diventerà anche una regina maledettamente impopolare.
Se agli inglesi ai tempi non era piaciuta una bellissima vedova con due bambini che aveva supplicato un re (ufficialmente celibe) sul ciglio di una strada, immaginate quanto credito potesse avere una giovane donna dall'aspetto stregonesco, filo francese che pretendeva di sposare un uomo già maritato.
Una donna che voleva letteralmente destituire una regina amata ed onorata come Caterina con tanto di figlia amatissima.
Enrico a cui dell'opinione del popolo era sempre importato molto poco, andrà avanti lo stesso ma per gradi. All'inizio cerca un semplice annullamento da parte della Chiesa, ma niente.
Poi incarica studiosi affinché basandosi sui testi del diritto canonico trovino qualcosa che gli consenta l'annullamento (da qui la figura di Reginald Pole vista nel romanzo “La maledizione del re”), ma anche qui niente.
Ora, senza essere un'esperta di diritto ecclesiastico non serve un genio basandosi sui testi riportati di sopra, che il Deuteronomio è palesemente quello esatto.
Infatti il Deuteronomio parla esplicitamente di “fratelli che stanno (vivono) insieme” ossia due fratelli di cui uno è ancora celibe in quanto ancora in casa dei genitori. Due fratelli di cui uno dei due è ancora celibe.
La pratica del levirato era stata istituita proprio allo scopo di non disperdere il patrimonio familiare ma non solo; il Deuteronomio si rivolge specificatamente alla morte di un fratello che non abbia avuto figli dalla moglie. Quindi il caso rispecchia perfettamente quello di Arturo e Caterina.
Non a caso Isabella di Castiglia, madre di Caterina, riuscì ad ottenere dalla Santa Sede una dispensa papale per il matrimonio della figlia, sia che le precedenti nozze fossero state consumate o meno. Il Deuteronomio infatti consente le nozze proprio nel caso di una eventuale precedente unione fisica.
Il Levitico invece, è molto più generico e non presenta riferimenti specifici come il Deuteronomio. Si riferisce palesemente a dei casi che non rispecchiano le condizioni poste dall'altro libro.
Ad esempio nel caso in cui Caterina avesse avuto figli da Arturo oppure nel caso in cui  Enrico fosse stato un vedovo al tempo della morte del fratello.
Ora, se ci sono arrivata io a questa conclusione, figuriamoci se non ci sono arrivati i luminari dell'epoca, infatti le ragioni dell'annullamento non ci furono. Nessuno diede ragione ad Enrico. Il guaio è che Enrico non è uomo da accettare una volontà che non sia la propria.
Ed Anna fa leva esattamente questo: lo convince che i suoi pensieri e la sua volontà sono espressione della volontà di Dio.


“Non si sposa un re per la gioia”
Anna rivolgendosi a Maria in “L'altra donna del re” di Philippa Gregory


Enrico che altro non aspetta se non una seconda Margaret Beaufort che gli permetta di fare sempre ciò che vuole, decide semplicemente di fare a modo suo. Autoproclama una nuova Chiesa con lui a capo.
E per far capire che non sta affatto scherzando, chiude tutti i monasteri per corruzione e s'impossessa di tutto il patrimonio ecclesiastico.
Sicuramente non fu una scelta soltanto ideologica: la corte di Enrico costava un mare di denaro e le tasse da sole non bastavano. L'idea d'impadronirsi delle rendite della Chiesa fu provvidenziale, dato che il re stava cominciando a rimanere in bolletta.
Specie se consideriamo che la cosiddetta Chiesa Anglicana è praticamente identica in termini dogmatici a quella cattolica, tranne per il fatto che non riconosce il Papa di Roma come sua guida spirituale.
Anna in tutto questo gongola in preda al delirio di onnipotenza. Ottiene tutto ciò che vuole, Enrico non le nega nulla. Annienta tutti coloro che osano mettersi contro di lei o parlar male di lei.

Anna Bolena

Esilia Caterina, allontana principessa Maria, gli fa chiudere i rapporti con sua sorella la regina vedova ed il cognato Charles Brandon, condanna Wolsey, fa persino decapitare Tommaso Moro e John Fisher tra le persone che Enrico stimava di più.
A proposito di Fisher. Questi era stato il confessore di Margaret Beaufort e quindi godeva di molto credito presso il re ma soprattutto presso la Santa Sede.
Pare che una sera in cui il vescovo aveva deciso di cenare con pochissima minestra, rimase quasi avvelenato.
La stessa fortuna non la ebbero i suoi servitori. Erano in molti a ritenere che dietro l'avvelenamento ci fossero Enrico ed Anna.
Dopo quest'episodio, la stessa Caterina iniziò a dare un po' del suo cibo al cane prima di mangiarlo.
Ad ogni modo i due la fanno tranquillamente franca nonostante i chili di carte che arrivano dal Papa e dall'imperatore Carlo V (nipote di Caterina) che li minacciano di scomunica ed invasione.  

Il Papa, da parte sua, avrebbe anche assecondato Enrico pur di non causare una frattura nel mondo cristiano, ma Carlo V (figlio di una sorella di Caterina) ha sconfitto la Francia, conquistato l'Italia e tiene sotto scacco il pontefice. Un nemico troppo pericoloso da contestare.

Carlo ha tutto l'interesse a mantenere il controllo familiare sull'isola, grazie ad un eventuale matrimonio di sua cugina la principessa Maria. Quindi le cose non progrediranno da parte loro.

Anna si estranea sempre di più dalla famiglia a parte il fratello e la sorella.
Ottiene il titolo tutto personale di marchese di Pembroke, ottiene i gioielli della regina e l'opportunità di poterli sfoggiare in Francia in presenza di re Francesco I. 
Sara' un incontro privato e parecchio raffazzonato, visto che la nuova moglie del re francese Eleonora d'Asburgo, e' la sorella dell'imperatore Carlo V e quindi nipote di Caterina.Non vorra' minimamente vederla.

Alla fine comunque ottiene il matrimonio con Enrico e rimane pure incinta.
Anna ormai ritiene di essere invincibile grazie all'amore del re. Si sente una donna potente, che si è realizzata da sola, che si è fatta da sola e che non deve dire grazie a nessuno. Meno che mai al duca di Norfolk suo zio, con cui chiude ogni contatto.
Norfolk si fa da parte ritenendo che tutto sommato Anna non li aveva resi più ricchi di quanto avesse fatto Maria in precedenza. Intanto seleziona nuove amanti da mettere sotto al naso di Enrico, tra cui la nipote Madge Shelton che il re prende appunto come favorita dopo la nascita della principessa Elisabetta.


Possibili ritratti (moolto improbabili) della principessa Elisabetta

La delusione per la nascita della bambina è grande, ma Anna si sente forte della sua giovinezza e non ritiene di doversi preoccupare.
Peccato che alla seconda gestazione, Anna perda quasi subito il bambino. Su consiglio della madre che la osserva perdere il neonato con la stessa espressione trucida di un animale quando gli si sottrae il pasto, decide di spacciarlo per un ‘falso allarme' (all'epoca l'aborto era considerato una prova di un peccato commesso dalla madre).

(Versione incoerente con il libro "La maledizione del re" dove Enrico ha una crisi isterica dopo che Anna perde il bambino, quindi la gravidanza era stata annunciata)
La volta successiva? Il bambino muore dopo 2 mesi di gestazione ma Anna se ne accorge dopo 4. Dovrà ricorrere ad una schifosissima pozione di una specie di strega (né più né meno che un'anziana conoscitrice di erbe) per espellerlo. Ma poiché per sicurezza non aveva annunciato la gravidanza, può tranquillamente far finta di nulla.
Ormai Anna comincia a perdere la ragione per la paura. Comincia a temere che il problema ai tempi non fosse Caterina, ma Enrico. Nonostante la cara Anna soprattutto all'inizio, si fosse crudelmente divertita a dare della vecchia alla regina.
Come se non bastasse il marito soffre di attacchi sempre più frequenti d'impotenza e sempre come da prassi se la prende con lei. Anna non sapendo più cosa fare, decide di commettere un'azione letteralmente folle e contro natura.
Sia chiaro: questa è un'invenzione della Gregory. Infatti nel libro Anna ricorre ad avere rapporti sessuali con il fratello George (non si vede ma viene fatto capire) pur di avere un figlio sano. Sceglie George perché è l'unico uomo al mondo di cui si fida e che ovviamente non ha nulla da guadagnare a tradirla.
Ribadisco: è un'invenzione narrativa per dare più pepe alla storia, che non ha nulla a che fare con la realtà.
Questa gravidanza sembra procedere tranquilla. Anna supera il 4 mese con successo e quando sente il bambino muoversi, anche per una questione logistica, annuncia la gravidanza.
Nel frattempo la regina Caterina muore ed Anna in un ennesimo atto di sublime eleganza organizza una festa chiamata “ballo in giallo”. In Spagna il giallo era il colore del lutto reale quindi tecnicamente non era un insulto a parte il fatto che stavano festeggiando.
Sua sorella Maria parteciperà alla festa perché obbligata dallo zio, ma non ballerà.
Anna è una donna elegante e colta ma totalmente infantile e priva di qualsivoglia classe.
Se la Woodville ai tempi mi era sembrata poco consona a fare la regina, Anna è veramente negata. È semplicemente il ritratto della volgarità sotto una patina dorata.
Ma il karma non si farà attendere. Pochissimi giorni dopo Enrico organizza un torneo dove finisce disarcionato dal suo cavallo. Rimarrà in coma diverse ore. Fortunatamente si riprende ma la sua indole non sarà più quella di prima.
Ha visto la morte in faccia e la sua tolleranza nei confronti di Anna viene drasticamente meno. Enrico ed Anna infatti si erano attratti per similitudine: entrambi narcisisti, entrambi egoisti, entrambi mai veramente amati dai genitori del loro stesso sesso (ferita da rifiuto in psicologia), entrambi privi di scrupoli, entrambi arrivisti.
Tutta questa affinità che li aveva tanto uniti da ‘fidanzati', finisce per dividerli ora che sono coniugi.

Ritratto postumo di Anna Bolena

Anna continua a fare esattamente come faceva prima, non sta continuamente a compiangere il marito, mentre lui ora si aspetta ora una seconda Caterina d'Aragona.
Questo lo porta ad essere sempre più attratto dalla dolce e mite Jane Seymour, una dama di Anna. Jane è esattamente l'opposto della regina: non elegante, non esibizionista, non colta, non bella, non civettuola, materna e molto incline all'obbedienza.

“Se devo rinnegare me stessa, il mio carattere, la mia arguzia e la mia passione per la riforma della Chiesa tanto vale che mi faccia da parte. Se tutto ciò che vuole Enrico è una moglie a cui dare ordini, sarebbe stato meglio per me non arrivare mai a questo trono”.
 Anna Bolena in “L'altra donna del re”di Philippa Gregory

Nel libro Enrico insulta Anna davanti a tutti in ogni possibile occasione, esattamente come aveva fatto con Caterina. La sensualità di Anna non lo affascina più, lo deprime e basta. Vede una donna giovane e lui si vede ormai vecchio a causa della rovinosa caduta. Non lo può assolutamente accettare.
Anna sta perdendo il controllo. E lo perde del tutto quando a 20 settimane di gestazione un aborto spontaneo le porta via il figlio maschio che attendeva.
Nel libro il piccolo è completamente deforme e la levatrice che lo raccoglie lo porta subito al re. Scopriamo che si tratta di una spia di Enrico, ormai sospettoso del fatto che la moglie non rimaneva incinta. Anna ha partorito un mostro e questo significa che pratica la stregoneria.
Da lì è la fine della neo regina. Enrico inizia a rastrellare e torturare tutti gli uomini che hanno avuto a che fare con lei ed estorce confessioni assurde. Il re ha deciso di sbarazzarsi di lei per rimpiazzarla con Jane Seymour. Non c'è più nulla da fare.
Anna aveva creduto di essere intoccabile grazie all'amore del marito. Soltanto adesso si rende conto che Enrico non è capace di amare nessuno, è solo un uomo capace di succhiare energie a chi gli sta vicino.
Ovviamente lei cercherà di avere aiuto dalla famiglia, ma per tutta risposta viene abbandonata. Dallo zio, dai genitori. A nessuno importa più di Anna, a parte suo fratello.
Suo fratello viene arrestato, tutti i suoi cortigiani vengono arrestati. Persino il povero suonatore di flauto Mark Smeaton viene portato via, un ragazzino che stava lì solo per suonare.
Alla fine viene anche il turno di Anna, che viene portata nella Torre. L'accusa è tradimento, adulterio, stregoneria ed incesto.
Tenterà anche di difendersi al processo, ma sarà inutile. E a pronunciare la sentenza di condanna a morte sarà suo zio il duca di Norfolk. il duca ebbe almeno la buona grazia di piangere mentre leggeva la sentenza.
Henry Percy per l'occasione si assentò non sopportando di decretare la fine di Anna (faceva parte del consiglio dei pari).
Percy morì di cancro al fegato qualche tempo dopo, senza eredi e con il matrimonio più fallimentare della storia alle spalle. Sua moglie Mary Talbot, aveva persino cercato di ottenere un annullamento avvalendosi del precedente contratto matrimoniale stipulato fra lui ed Anna. Ma niente.
Nel romanzo, per non permettere a Maria di lasciarla sola e di fuggire con i figli, Anna chiede che la nipote Catherine Carey le faccia da dama di compagnia nella Torre, costringendo così la sorella a rimanere nei paraggi. In pericolo. Insomma viene ritratta egoista fino alla fine della storia.
In realtà penso sia stato un artifizio letterario inventato dalla scrittrice per poter giustificare la presenza di Maria fino alla fine del calvario di Anna.
Nella realtà nel poco tempo trascorso nella Torre, Anna recuperò quella serenità che non poté mai avere in vita. Scrisse una lettera alla principessa Maria chiedendole perdono, trovò qualcuno disposto ad occuparsi della salute spirituale della figlia e si preparò a morire.
Firmò l'annullamento del matrimonio, che venne invalidato sulla base dell'affinità: siccome Enrico fu amante carnale della sorella Maria, non poteva sposarla.
(Ho spiegato come funziona il concetto dell'affinità nel romanzo “Tre sorelle tre regine”)
Su altre fonti ho letto che il matrimonio fu invalidato a causa del precedente contratto matrimoniale fra Anna ed Henry Percy appunto.
Anna sarebbe dovuta andare in convento dopo aver ricevuto il perdono reale rigorosamente all'ultimo momento, che lei in tutta onestà si aspettava; aveva persino scritto una lettera dove chiedeva perdono ad Enrico.
Lui invece mandò a chiamare un bravissimo spadaccino francese per decapitarla, in omaggio all'amore che aveva un tempo provato per lei. Impiegò tre giorni ad arrivare a causa di una tempesta.
Enrico non era abbastanza umano da perdonare. Non era abbastanza uomo da accettare che potesse esistere al mondo una donna che lo disprezzava. Enrico non avrebbe concesso ad Anna di vivere. Ed infatti non lo fece.
Anna Bolena la povera signora per alcuni, la strega per altri, la puttana per altri ancora, la martire per molti di noi termina la sua unica e a suo modo impareggiabile vita, il 19 Maggio 1536 a 29 anni, lasciando sua figlia Elisabetta orfana a soli 3 anni.
Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza

George 

Bolena, 

il 

compagno 

nel 

viaggio 

all'inferno

Completamente eclissato dalle talentuose quanto popolari sorelle, George Bolena il fratellino di Maria ed Anna è stato completamente ignorato dalla storia, nonostante la sua esistenza sia sempre stata legata a doppio filo con quella di Anna.
Decisamente particolare il fatto che in un'epoca dove erano gli uomini i soli ad essere considerati ‘importanti' e degni di menzione, George sia stato letteralmente oscurato ed annientato da due donne, le sue sorelle.

“Lei è l'unica Bolena di cui tutti sapranno e si ricorderanno. Qualsiasi trionfo noi otterremo sarà considerato un regalo da parte sua. Ha una determinazione assolutamente unica nel salire al trono”
George parlando a Maria nel romanzo “L'altra donna del re”.


Possibile ritratto di George Bolena

George è una colonna portante del romanzo al pari delle sorelle ed un personaggio totalmente coinvolto nelle vicende narrate. Inoltre, se mi è concesso dirlo, è davvero il soggetto che ispira più pietà.
George è l'erede della famiglia Bolena ma sinceramente viene sempre trattato come un pupetto. Resta in famiglia sin da piccolo, dove apprende l'arte del cortigiano. Viene descritto da Maria come un bambino molto dolce che sognava di andare a combattere le crociate contro gli infedeli.
Il restare a corte lo trasforma invece in un vero e proprio debosciato che pensa solo a bere e alle prostitute. Esegue alla lettera gli ordini del padre, dello zio, del re. Fa da mezzana all'una o all'altra sorella a seconda degli ordini ricevuti.
Grazie prima al concubinaggio di Maria e poi al matrimonio di Anna, diventa ricchissimo ma di fatto non si è guadagnato niente e lui lo sa bene.
Cerca di trarre il massimo profitto dalle varie situazioni e si adatta, ma è un peso che alla lunga fa sempre più fatica a sopportare. Detiene il record di espressioni scurrili pronunciate nel libro.
È un personaggio molto realistico proprio per questa colorazione verbale che lo contraddistingue.

Disegno ritraente George Bolena

George viene forzatamente sposato a Jane Parker, una ragazza innamoratissima di lui ma che gli ispira solo sentimenti di repulsione. Jane non è bella, tuttavia è molto ambigua, amante degli scandali, del pettegolezzo e del torbido in ogni cosa. Ma la dote che porta è ottima e lui la deve sposare.
Il problema non sta tanto in Jane quanto nel fatto che George è palesemente omosessuale.
Nel libro infatti è innamorato di un cortigiano suo amico di nome Francis Weston, ma nella cattolicissima Inghilterra (pardon ora cristianissima grazie a sua sorella Anna) la sodomia è un peccato mortale, punibile con la morte.
George deve rimanere sposato ad una donna che detesta e che evita come la peste. Per salvare le apparenze trascorre circa l'80%  del proprio tempo con le sorelle, sperando che questo lo tenga al riparo dalle tentazioni. Tuttavia proprio in virtù della sua omosessualità, George ha atteggiamenti esageratamente intimi con entrambe le sorelle che vengono subito fraintesi da Jane.
Questa da parte sua, sembra aver capito le tendenze del marito e non si fa problemi ad assecondarle pur di tenerselo stretto; ma George non apprezza minimamente neanche questo. le sorelle da parte loro, tratteranno Jane per tutto il romanzo  come una specie di appestata.
George ovviamente non ha alcuna simpatia per re Enrico e lo reputa soltanto un idiota. Sentimento che non migliora per nulla quando Anna diventa la regina.
Il ragazzo commette l'imperdonabile errore di ridere dell'impotenza del sovrano davanti agli amici, parla a ruota libera delle confidenze della sorella e per tutta risposta Anna ormai impazzita dalla paura, lo porta con sé nella sua personale discesa all'inferno da cui non faranno più ritorno.
Nel libro come già detto, il bambino mostruoso partorito da Anna, sarebbe figlio di George. A livello storico non è assolutamente vero: Anna abortì un maschietto ma era un normalissimo feto di 20 settimane.
Quello che invece è quasi storicamente accertato è l'omosessualità di George come di quasi tutti i cortigiani di Anna.
Il problema è che essendo appunto la sodomia un peccato mortale, non potevano discolparsi dall'accusa di adulterio con la regina dicendo semplicemente la verità.
George ha un carattere troppo debole per opporsi ad una vita che non va bene per lui e si limita forse per pigrizia, a seguire la determinazione di Anna. Nel libro quando Maria decide di scomparire dal mondo sposando William Stafford quasi prova invidia per loro; farà di tutto per non far togliere i figli alla sorella.
In compenso si accanisce ed insulta apertamente la moglie, convinto di poterla facilmente prevaricare grazie al suo essere un uomo e Jane una donna, quindi inferiore a lui.

Disegno ritraente Jane Parker 

Ma quando viene arrestato e portato nella Torre, sarà Jane, la moglie tanto disgustata e disprezzata, a portare testimonianze e firmare dichiarazioni che condurranno George alla forca assieme all'amante Francis Weston e gli altri suoi amici.

Francis Weston, cortigiano di Anna e possibile amante di George Bolena


Ovviamente George e Jane non avranno figli e Maria dovrà rassegnarsi ad essere l'unica Bolena ancora rimasta in vita.

“Non avevo mai pensato che io e Anna avremmo dovuto vivere senza George”.
Maria Bolena in“L'altra donna del re” di Philippa Gregory


Considerazioni 

finali

Questo libro come già detto ha segnato l'inizio della storia d'amore tra me e quest'autrice. Essendo il primo romanzo storico che ha scritto, si piega più alle esigenze narrative dell'intrattenimento, che alla storia nuda e cruda.
Tuttavia il linguaggio semplice, diretto e l'umanissima quanto realistica rappresentazione dei personaggi, lo fanno amare come pochi libri al mondo.
Ogni frase proferita in questo racconto anche la più banale, ha una carica molto forte, d'impatto. Ogni battuta ha il potere d'imprimersi nella mente e non la si dimentica più. Io stessa ho letto e riletto il libro diverse volte, e senza accorgermene ne ho imparato ogni espressione a memoria.
Il vissuto personale di Anna Bolena è esplorato nel minimo dettaglio, quindi gli appassionati di questa figura storica troveranno davvero pane per i loro denti.
Inoltre è uno dei pochi libri che riesce ad essere perfettamente accattivante nonostante il tutto ruoti di fatto attorno a pochi personaggi, cosa davvero molto difficile: a venir portati veramente sotto la lente d'ingrandimento sono Maria, Anna, George ed Enrico VIII.
Le vicende politiche sono trattate con una semplicità ma soprattutto una chiarezza estrema, in modo da renderlo fruibile veramente per chiunque.
La storia d'amore tra Maria e William Stafford  da al romanzo il sapore ideale affinché sia godibile per qualunque tipo di pubblico.
Per concludere questo è un romanzo sulla realtà della miseria umana: il dramma dell'ambizione, la meschinità del potere, la corruzione, l'avidità, la cattiveria, dove a trionfare veramente sarà solo Maria grazie al suo amore per i suoi figli e William Stafford.
Insomma questa è la vicenda di due sorelle che hanno rivaleggiato sul più grande palcoscenico d'Europa in cui una ha trionfato nella vita, l'altra nella storia.
Al lettore lascio la difficile decisione su chi sia la ‘migliore ragazza Bolena' tra le due.
Autore MLG

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