Recensione: La sposa in grigio perla

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sposa 

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grigio 


perla



Introduzione

“La sposa in grigio perla” è un romanzo rosa del 2020 scritto da Ornella Stocco, un'autrice italiana totalmente inedita al panorama librario nostrano, in quanto appartenente alla categoria dei cosiddetti ‘autori emergenti'.

Copertina del romanzo

Parliamo quindi di una scrittrice che come tanti altri assieme a lei, affronta il mercato letterario senza l'appoggio di una casa editrice. Ha già pubblicato in passato altri romanzi e sempre di propria iniziativa: “29 Giugno 1996” (2013), “Questa sono io” (2014), “Anime belle” (2015), “Amami così” (2016) servendosi di Youcanprint, un noto servizio in rete di self-publishing.
Tutto questo conferisce sicuramente una maggiore difficoltà alla diffusione del manoscritto nel panorama librario, trattandosi questa di una problematica che per quanto mi concerne, solo il tempo e la pazienza dello scrittore potranno vincere.
Io personalmente, mi sono prefissata l'obiettivo di cercare di dare spazio anche a questo genere di autori, in quanto fervente sostenitrice della personalissima filosofia che i libri son tutti meritevoli di essere letti e che ogni autore al mondo meriti un'occasione.


Lo 

stile 

catartico


Ciò che mi ha colpito maggiormente di questo lavoro, è sicuramente lo stile narrativo che può essere analizzato su più livelli. E si sa, analizzare le cose è per me una costante fonte di fascino.
Il romanzo è fisicamente abbastanza breve tipo novella (io personalmente l'ho letto in sei ore) sul genere tascabile, ottimo da poter essere agevolmente trasportato in borsa o da leggersi nei momenti di pause del vivere quotidiano.
La scrittura è scorrevole ma soprattutto ricchissima di digressioni sui tanti e vari personaggi. Vengono analizzate le loro storie, le loro vite, i loro traumi personali nonché tutto ciò che li ha portati ad essere ciò che sono diventati. Questo dal primo all'ultimo personaggio che incontreremo.
Questo stile basato appunto sulla continua digressione, personalmente mi ha ricordato moltissimo Giorgio Faletti con il suo profondo amore (mai celato) per il gusto nel raccontare tutte le storie nascoste dietro ai volti che presentava nei suoi libri.
Diciamo che se da una parte nei romanzi gialli di Faletti questa sua caratteristica non mi aveva fatto urlare troppo al capolavoro, era solo perché a mio avviso distraeva un po' troppo dal filone principale delle vicende (le indagini e la scoperta dell'assassino). Qui invece, trattandosi di un romanzo rosa, devo dire che questo tipo di stile è semplicemente d'obbligo.
Parliamo del genere. Il romanzo è classificato appunto come genere rosa ma io personalmente ci ho visto anche altro.
Il libro incomincia con una poesia dell'autrice dedicata alla propria vita, una presentazione a cura di Francesca Ghiribelli, un'introduzione (di questa ne parlo dopo) e poi la storia vera e propria.
La narrazione è divisa in tre lunghe parti denominate: ‘Primo atto', ‘Secondo atto' e ‘Terzo ed ultimo atto'. La prima parte, in assoluto quella più lunga, occupa metà libro; la seconda invece è quella più breve.
All'inizio suddetta divisione mi aveva lasciata un po' perplessa, in quanto non mi era chiaro lo scopo dell'autrice di porre questa specifica nomenclatura alle varie parti. Alla fine però ci sono arrivata.
“La sposa in grigio perla” si propone appunto come un romanzo rosa. Ma di fatto non lo è. La struttura e l'impostazione della sua narrativa vertono effettivamente su quel genere, ma portano ad un risultato diametralmente diverso.
Ornella Stocco attraverso i suoi personaggi, conduce il lettore in una profonda catarsi emotiva, cosa che solo un genere letterario è sempre riuscito a fare da tempo immemore: la tragedia.
L'opera per stile, struttura e lunghezza sarebbe infatti un perfetto copione per il teatro, dato il meccanismo che inizia da un evento felice (matrimonio) e termina in un modo che nessuno potrebbe e mai vorrebbe immaginare.
Paola è un'eroina euripidea vittima ed artefice nello stesso tempo, di una tragedia umana che si stringe attorno a lei come una morsa che la avvolge inesorabilmente pagina dopo pagina. Una morsa che una volta stretta del tutto, non le lascerà più alcuna via di fuga.  
In questo libro che dovrebbe portarci (almeno nella teoria) nelle idilliache atmosfere alla Rosamunde Pilcher, ci viene invece mostrata in tutta la sua disarmante umanità, l'Italia degli anni novanta con il suo ceto alto borghese della Milano bene.
Realtà dove tutti ma dico tutti, consapevolmente, hanno uno scheletro nell'armadio di cui non andar troppo fieri.
Uno scheletro di cui però, nessuno ha la volontà, la forza o la capacità di liberarsi, rimanendo quindi sempre più invischiati in una rete di vuoto incolmabile e senza fine.


La 

trama

Siamo nella Lombardia degli anni 90'. Paola, la nostra 39enne protagonista, si è sposata.
Dopo un'infanzia ed un'adolescenza totalmente prive di una vera figura paterna ed una madre fin troppo ossessiva e rigorosa, finalmente la nostra chiude una relazione ormai al capolinea ed un lavoro totalmente privo di soddisfazioni.
Infatti convola a nozze approdando così ad una nuova vita. Quello che dovrebbe essere il suo nuovo inizio.
Paola è incinta di otto mesi ed ha sposato il ricco ingegnere Enrico Marini, 50enne comproprietario di un'importante azienda edile.
Paola nonostante la gravidanza avanzata, è descritta come una donna straordinariamente bella, con un innato senso del gusto e dell'eleganza. Da ora in poi una donna anche ricca e felice.
Al matrimonio indossa un meraviglioso abito nuziale color grigio perla scelto rigorosamente da lei, che al momento cela (si fa per dire) il suo futuro bebè. Al matrimonio abbiamo un tripudio di amici, colleghi, ma soprattutto familiari entusiasti come non mai della neo coppia. Ma niente è come sembra.
Suo marito Enrico non è l'uomo che sembra. Paola non è la donna che vuole mostrare. I familiari di lui non sono quello che vogliono far credere. Persino il bambino della nostra futura puerpera non ha esattamente la storia che ci aspetteremmo. E non l'avrà nemmeno dopo.


La sposa in grigio perla

Ogni personaggio porta il lettore ad una catarsi profonda di consapevolezza, una  vera e propria full immersion in un mondo dove si gioca costantemente a scacchi tra realtà e finzione; cosa dovrebbe essere e ciò che effettivamente è.
Un eterno conflitto fra l'apparire e l'essere, dove tutti i personaggi principali sono appunto animati nelle scelte che compiono da quelle tumultuose passioni tipiche di un teatro euripideo.
Fino alla fine della storia, dove questo relativo nonché traballante equilibrio, verrà definitivamente distrutto. Primo fra tutti, quello di Paola.

Punti 

di 

forza

Il libro tra i suoi punti di forza enumera principalmente l'originalità dello stile narrativo e la sua impostazione.
Altro punto a favore è la modernità dei personaggi, ben caratterizzati e tutti dotati di un adeguato background (nonostante la brevità fisica del manoscritto) che consente al lettore di farsi una propria personale idea sui personaggi.

Punti 

di 

debolezza

Come in tutte le cose, anche “La sposa in grigio perla” ha suscitato in me anche qualche perplessità. Ma non molte.
Sinceramente non sono a favore del paragrafo iniziale denominato ‘Introduzione' (quello che precede il racconto per intenderci) perché in due pagine riesce letteralmente a sintetizzare le vicende di ¾ del libro.
Non ritengo minimamente necessaria la presenza di quest'introduzione che secondo me rovina la sottile dinamica basata sul gioco realtà/apparenza così ben costruita dall'autrice; il risultato è un effetto spoiler che francamente non era affatto indispensabile.
Consiglio a chi leggerà questo libro, di saltare quel paragrafo e passare direttamente alla narrazione: si divertirà tanto ma tanto di più.
Infine il finale che per quanto originale e sicuramente memorabile (perché lo è), ha ancora un sapore un po' acerbo; la costruzione narrativa che ha portato allo scioglimento della trama l'ho trovata un po' debole.

 
Copertina del romanzo

Detto in parole povere, avrei voluto che i due antagonisti finali fossero animati da vicissitudini personali molto più pesanti, al fine tale da poter meglio giustificare il comportamento scellerato che avranno poi alla fine della vicenda.
La scelta invece di presentare i suddetti antagonisti proprio verso la fine del libro e non prima, è un espediente narrativo del tutto personale che si può apprezzare come no. Dipende dai gusti.


Considerazioni 

finali

Lo ritengo senza dubbio un libro adatto tendenzialmente ad un pubblico femminile, ma di quelli disposti ad uscire da una realtà ‘disneyana'. Perché questo è un libro che volontariamente o meno, realizza uno scopo finale che non concede alcuno spazio alla retorica del: “per sempre felici e contenti”.
È sicuramente stato creato e pensato per appassionati di genere amanti dei romanzi d'introspezione psicologica e caratteriale.
Anche se vi è presente una lievissima nota di romanzo giallo verso la fine, non lo è assolutamente.
A mio modestissimo parere, di rosa questo libro non ha praticamente nulla. Io personalmente lo definirei grigio. Magari grigio perla.

Autore MLG
 


     

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