Recensione: Mosca cieca: ti fidi dei tuoi vicini di casa?

 

Mosca 


cieca


Introduzione


Mosca cieca”: Ti fidi dei tuoi vicini di casa? è un romanzo giallo del 2018 creato dall’autrice emergente milanese Viviana Spoldi.


Copertina del romanzo


La scrittrice attualmente è residente in provincia di Cremona ma prima di questo romanzo, ha scritto nel 2017 un libro di narrativa per ragazzi denominato “Grande come te”: Niky un piccolo cane dal grande cuore l’unico suo manoscritto ad essere correlato di fotografie.

La Spoldi in seguito a “Mosca cieca” ha poi scritto nel 2020 “Ascensore n.2”: Un piano perfetto anche questo di genere giallo.

Sinceramente l’autrice quando mi si è presentata non mi aveva parlato del romanzo sul piccolo cagnolino Niky il quale pare sia tratto da una personale esperienza autobiografica; l’ho scoperto per caso cercando informazioni su Google.

Peccato. L’avrei letto più che volentieri anche se non è chiaramente un target per adulti; ma che volete io alle storie sui cani, gatti e cagnolini proprio non resisto.

Probabilmente in quanto appartenente ad un pubblico adulto, giustamente l’autrice ha preferito mostrarmi i suoi due lavori più maturi. Per correttezza nei confronti degli altri autori emergenti con cui mi sono confrontata ossia Ornella Stocco, Annarita Stella Petrino ed Angelica Romanin (il suo romanzo lo farò prossimamente) ho deciso di scegliere fra i due quello che m’ispirava di più e la scelta è caduta su “Mosca cieca”.

Non so se alcuni di voi hanno mai visto la famosa serie tv americana “Desperate housewives” ma la copertina mi riportava alla mente esattamente quello stile. Io della ben nota serie tv ho visto solo le prime due stagioni e tanto mi è bastato per farmi un’idea. Ad ogni modo per questo ho deciso di recensire il libro più “anziano”.

Voi lettori vi farete una vostra opinione e deciderete se acquistare o meno “Ascensore n.2”.


La 


trama


Avete presente Cabot Cove il piccolo villaggio di Jessica Fletcher la signora in giallo? Ecco, Florent è qualcosa di molto simile.

Un microscopico paesino di provincia sperso nella campagna, situato in un’imprecisata località francese dove non succede mai niente. Sempre le stesse facce, sempre la stessa gente, sempre gli stessi posti. L’unica cosa che alimenta la vita dei tristi paesani sono le animate liti tra vicini di casa ed i pettegolezzi di quartiere.

Tuttavia un giorno come un fulmine a ciel sereno, le cose degenerano improvvisamente: Teodor Banisten, un noto attaccabrighe del quartiere Giada ma soprattutto picchiatore seriale della moglie, viene ritrovato morto stecchito.

Manco il tempo di rallegrarsi o preoccuparsi dell’improvvisa notizia, che neanche due giorni dopo viene trovata assassinata al quartiere Ambra, la vecchia Wilma Cook, nota abusatrice psicologica della sorella Luisa nonché sua terribile coinquilina.

Dopo la morte della Cook il paese va in panico e tutti cominciano a sospettare di tutti. A questo punto la polizia locale non sapendo che pesci prendere, decide di rivolgersi a Walter Noel, giudice ormai in pensione ma con uno spiccato talento nel risolvere gli intrighi. L’ex giudice accompagnato dalla petulantissima cognata Clotilde Gamble, riuscirà anche questa volta a risolvere il mistero in tempi rapidi ma soprattutto senza far svergognare troppo l’inefficiente polizia locale.


Florent, 


il 


paese 


dove 


non 


accade 


mai 


niente


Questo è il terzo libro giallo che recensisco. Francamente ancora non mi è chiaro perché ambientino i gialli sempre in terra francofona. Capisco Bussi che è appunto un giallista francese, ma perché Faletti e la Spoldi abbiano scelto i franchi luoghi per ambientare le loro storie, proprio non lo capisco.

Forse per il troppo amore per l’Italia. Abbiamo già tanti problemi di nostro, effettivamente meglio evitare di passare per un luogo popolato da serial killer. Oppure semplicemente perché la letteratura di genere di solito segue questo tipo di ambientazione. D’accordo, me ne farò una ragione.

Comunque come dicevo nel paragrafo precedente, confesso che mi aspettavo una sorta di “Desperate housewives” francese ma per fortuna non è stato così.

Gli abitanti di Florent non sono casalinghe frustrate dagli inconfessabili vizi e dai segreti nascosti nelle soffitte o nelle cantine, ma gente normalissima alle prese con i problemi di tutti i giorni.

Ogni famiglia ha le sue umanissime e comprensibilissime rogne: c’è la giovane famigliola con la mamma bugiarda cronica, poi c’è la coppia di coniugi con il marito alcolizzato che picchia la moglie, poi due anziane sorelle dove una subisce i maltrattamenti dell’altra, il musone solitario che lavora e non parla con nessuno, lo scrittore che si fa sempre i fatti suoi, la moglie abbandonata costretta a dividersi tra l’attività di famiglia ed figlio adolescente; e tanti altri ancora.

Tutti ben caratterizzati e tutti molto umani, quindi perfettamente calati in quel contesto di ordinaria follia che caratterizza la tranquilla e monotona vita della piccolo paesino di Florent.


Punti 


di 


forza


Come già detto, mi è piaciuta moltissimo la straordinaria “normalità” in cui la Spoldi è riuscita a calare e motivare tutti i suoi personaggi. Niente psicopatici feticisti, niente paranoidi schizofrenici, niente sadici, niente psicotici, niente malati mentali, nessun personaggio con vizi strani. L’unica piccola nota forse è la cronica bugiarderia della signora Samantha Din che però avrei gradito mi venisse psicologicamente motivata.

Non sarà il massimo per gli amanti dei gialli torbidi e scabrosi ma per chi come me ama soltanto il meccanismo dell’investigazione e della risoluzione dell’indagine va più che bene.

Ho particolarmente amato il fatto che l’autrice abbia creato all’inizio del libro una piccola e simpatica piantina che rappresenta i quartieri Giada e Ambra con tutte le villette a schiera che mostrano l’esatta ubicazione degli abitanti di Florent; questo facilita non poco la comprensione dell’opera.

I personaggi sono tutti ben caratterizzati psicologicamente e facilitano il meccanismo dell’empatia nel lettore mentre la scrittura è leggera e scorrevole in quanto non presenta particolari sbavature di stile.


Punti 


di 


debolezza


Il principale difetto di questo libro sta principalmente nel fatto che l’assassino lo scopri quasi immediatamente.

Io sebbene non sia una divoratrice di libri gialli e nemmeno un’appassionata di serie tv di questo tipo, ho capito subito dopo il secondo omicidio come aveva fatto l’assassino a compiere i due delitti. Arrivare poi a scoprire l’autore è stato abbastanza semplice. Insomma penso che un vero appassionato di genere cresciuto a pane ed Agatha Christie o peggio Michael Bussi, non si sentirebbe affatto stimolato da questo tipo di lettura.

Altro punto a sfavore sono proprio i protagonisti in senso stretto, ossia coloro che indagano sulla vicenda in questione: troppo stereotipati. Sembra un ricalco delle ben note serie tv come appunto “La signora in giallo” dove quelli della polizia sono degli incapaci totali e a risolvere tutto è sempre il pensionato di turno affiancato dalla spalla di contesto.

A proposito della spalla, Clotilde Gamble. Un personaggio odioso, insopportabile, l’unico poco credibile del libro. Arrogante, supponente e sempre presuntuosa. In condizioni normali un poliziotto qualsiasi le avrebbe messo un cerotto sulla bocca o al peggio l’avrebbe multata per oltraggio a pubblico ufficiale. Qui al solo scopo di ottenere l’aiuto del geniale giudice Noel (anch’egli vittima della cognata) tutti i poliziotti sopportano le bizze dell’anziana signora; oltre che per scroccare un pasto da lei, stesso motivo per cui la sopporta anche il cognato.

Il giudice Noel è un personaggio decisamente poco interessante; pur piacendomi la normalità dei personaggi, francamente da un genio che riesce dove la polizia fallisce speravo in una personalità un po' più brillante. Invece ha un carattere meditabondo e riflessivo e non molta presenza scenica, forse per controbilanciare l’ingombrante Clotilde.


Considerazioni 


finali


Come altri già recensiti, trovo che questo libro sia semplicemente perfetto per ragazzi in età tra gli 11 e 16 anni. È un giallo abbastanza ben scritto da poter appassionare al genere tantissimi giovani senza la presenza di elementi truculenti.

Oppure mi sento di consigliarlo ad un pubblico adulto ma che non abbia uno standard esageratamente elevato, come ad esempio qualcuno che ricerchi una bella lettura da ombrellone o a passeggio per autobus o sui mezzi pubblici.

Come detto nello scorso paragrafo un lettore di Bussi o anche solo un vero appassionato di gialli non si sentirebbe affatto stimolato da una vicenda come questa.

Io non rientro nella categoria degli amanti di genere però posso dire che l’ho trovata una lettura rilassante dal ritmo lento e decisamente poco sconvolgente.

Come il paesino di Florent appunto.


Autore MLG

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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